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sabato, Gennaio 29, 2022

Il vescovo Gianrico Ruzza nella parrocchia della Santissima Trinità a Cerveteri

«Un breve riassunto di quello che vorrei condividere con voi è simbolicamente contenuto in questo adattatore che sto usando per collegare il mio computer al proiettore, è un dispositivo dotato di porte di tutti i tipi. Il problema nel dialogo intergenerazionale è questo, immaginiamo che il computer sia simbolicamente il contenuto del messaggio di fede: ciascuno di noi ha il suo adattatore, ciascuno di noi ha un modo diverso per raggiungere lo stesso contenuto».

Così padre Paolo Benanti ha iniziato il suo intervento all’incontro formativo del clero della Diocesi Suburbicaria di Porto-Santa Rufina e quella di Civitavecchia-Tarquinia riunito con il vescovo Gianrico Ruzza nella parrocchia della Santissima Trinità a Cerveteri.

Il relatore, docente di filosofia morale presso la Pontifica università gregoriana, ha proposto una riflessione su linguaggi e metodi comunicativi capaci di esprimere e trasmettere in maniera esplicita e significativa il contenuto della fede alle giovani generazioni. Nell’intervento hanno fatto da guida le parole rivolte ai giovani da papa Francesco nel Convegno ecclesiale di Firenze, mutuate dall’apostolo Paolo nella prima lettera a Timoteo: «che nessuno disprezzi la vostra giovinezza, ma imparate ad essere modelli nel parlare e nell’agire».
Il religioso del Terz’ordine regolare di San Francesco ha illustrato le “caratteristiche” dell’essere giovani dal dopo guerra ad oggi.

La cosiddetta generazione Z, quella nata tra il 1995 e il 2010, è quella di frontiera per l’evangelizzazione. Con i “centennials”, che hanno tante identità quanti sono i loro account su internet, la comunità cristiana e i sacerdoti possono proporre accanto all’approccio funzionale, a cui i giovani sono abituati, quelle esperienze esistenziali di cui la Chiesa rimane maestra.

Dunque, non argomentare ma narrare, essere adulti significativi e comprendere che la “paralisi” davanti alle scelte nasconde una mancanza di senso e di voglia di vivere rispetto a cui dobbiamo essere capaci di dire «che vale la pena di vivere perché la tomba della Pasqua è già stata aperta», la salvezza annunciata di Cristo realizza la propria esistenza.
Alla conclusione dell’incontro il vescovo Ruzza ha invitato a prendere visione sui siti delle diocesi della nota della Cei sulle misure per fronteggiare l’emergenza Covid.

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