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venerdì, Dicembre 3, 2021

Civitavecchia: il consigliere Petrelli scrive al Santo Padre

Dichiarazioni di Vittorio Petrelli:


Santo Padre, Caro Francesco,

tu rappresenti la mia ultima spiaggia o meglio l’ultima possibilitàper moltissime famiglie della nostra città. Dalla giustizia, diremo terrena, le nostre 5000 famiglie non hanno avuto ancora ascolto.

Eppure le abbiamo provate tutte, ci  siamo rivolti ai funzionari dei vari organismi pubblici, ai politici di tutti i partiti che dovrebbero rappresentare le istanze dei cittadini, ai giudici che, pur avendoci dato ragione con diverse sentenze, dopo più di sei anni sono ancora imbrigliati nei meandri della giustizia.

Ora mi rivolgo a Te che sei la nostra guida e hai un profondo senso di giustizia, quella giustizia che oggi vediamo compromessaperché non garantisce a moltissime famiglie il diritto alla propria casa, costata decenni di sacrifici.

5000 famiglie della nostra città, Civitavecchia, dal dicembre 2014 non sono più proprietarie delle loro abitazioni, pur costruite con concessioni edilizie legittime e nel rispetto del Piano Regolatore.

Può sembrare paradossale o provocatorio rivolgersi al Papa ma si tratta di una storia  relativa a terre che appartenevano proprio al papato  il quale  le concesse poi  alla città di Civitavecchia che, a sua volta, le cedette a privati.   Oggi un Ente, l’ Università Agrariadi Civitavecchia (UAC), nata intorno al 1910 per tutelare i diritti della cittadinanza,  attraverso l’istituto degli Usi Civici, che garantiva ai più poveri il diritto di pascolo e coltivazione delleterre , è divenuto un esattore senza scrupoli e vanta la proprietà di terreni che i documenti dimostrano essere liberi, pretendendo dai cittadini somme di denaro per la liberazione delle proprietà. 

Caro Francesco, non contestiamo la bontà dell’istituto degli Usi Civici ma il fatto che una sentenza , la 181 del 1990, relativa a una causa in cui queste famiglie  erano terze, senza che nessuna istituzione abbia mai notificato alcunché né prima, né durante,  né dopo la sentenza stessa, vincola la cittadinanza senza aver avuto la possibilità di difendersi. Tutto questo  nonostante siano state ritrovate, ormai da anni, documentazioni che dimostrano la allodialità delle terre a partire dal 1827 ed il giudice agli Usi Civici abbia infatti già emesso due sentenze che riconoscono la allodialità delle terre stesse.                                                                                                                                                                                                         

La giustizia costa cara ed ottenerla è difficile, ma nonostante questo i piccoli proprietari hanno sostenuto spese sia per avvocati sia per la ricerca degli atti negli Archivi di Stato   ed hanno trovatole prove che i vincoli demaniali pretesi dall’Università Agraria  sono decaduti, come detto, sin dal 1827. A riprova di questo il Commissario agli usi Civici, che sovraintende questa materia, ha invitato  Regione, Comune e UAC a promuovere una soluzione amministrativa ma  la Regione e soprattutto l’UAC, che si è rivelata insensibile ad ogni richiamo delle Istituzioni, non hanno neppure risposto.

Così,  chi ha bisogno di tornare nella disponibilità del proprio bene, nonostante ne abbia tutti i diritti, deve ricorrere alla “conciliazione” pagando circa 6000 euro per una semplice unità immobiliare ad UAC, nonostante vi sia un vincolo inesistente.

Altri piccoli proprietari, pur consapevoli della lentezza della giustizia italiana, hanno preferito la costosa via giudiziaria ( non è prevista la class action ) e dopo oltre 5 anni sono arrivate le prime due sentenze favorevoli. L’UAC va in appello e vedendo che sta soccombendo , ricorre ad un espediente giudiziario : eccepisce un difetto di giurisdizione e quindi si andrà in Corte di Cassazione con i cittadini che dovranno sborsare altri soldi se vorranno vedere riconosciuto il proprio diritto.

Ma c’è di più perché all’interno di questa vicenda ci sono 1500 famiglie ( delle 5000 totali) che, nonostante potrebbero immediatamente beneficiare di una sentenza passata in giudicato,la cron. 103 del 1993, non riescono ad ottenere riscontro  neppuredal Difensore civico regionale ai quali si sono rivolti.

Il tempo è un parametro vitale: ci sono cittadini ai quali questa triste vicenda  ha cambiato la vita, persone costrette alla povertà perché non possono vendere e non hanno 6000 euro da regalare ad UAC per la conciliazione. Queste persone, non avendo un lavoro,vivono di stenti, senza neanche percepire il reddito di cittadinanza in quanto titolari di un bene. 

Ci sono anche anziani preoccupati per il protrarsi di questa situazione che oggi li vede trascinati in cause   perché hanno promosso delle Osservazioni, sollecitate  dallo stesso Comune, ad una perizia demaniale  errata .

Oltre il danno anche la beffa per l’impossibilità di accedere ai benefici dell’ecobonus 110%, una vergogna e disagi economici continui.

Abbiamo inviato al Presidente della Regione Lazio e a altre Istituzioni centinaia  di PEC e persino pubblicato un video informativo. 

Insomma, caro Francesco, come avrai capito da questa sintesinecessariamente incompleta, abbiamo trovato un muro di cementoe personalmente ho ricevuto moltissimi inviti a desistere, a lasciar perdere. Ma che senso ha l’essere cattolico impegnato se costretto a soggiacere a continue iniquità verso i propri concittadini?

Caro Francesco, non abbandono la mia azione a sostegno  diqueste persone in gravi difficoltà e  oggi io vengo a  te con questa missiva sperando tu possa trovare il tempo  se non di intervenire ( qualche mese fa hai incontrato il Presidente della Regione Lazio) almeno per dedicare una preghiera…

Rimango a disposizione per ogni eventuale chiarimento.

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