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“Un particolare tipo di violenza: Lo stalking” Di cosa si tratta?

“Un particolare tipo di violenza: Lo stalking”  Di cosa si tratta?
ottobre 07
22:09 2018

“Casi sempre più frequenti, non di rado, finiti in tragedia, riempiono quotidianamente le cronache dei media e proprio per questo, ritengo sia sempre più opportuno, sensibilizzare l’opinione pubblica su questo particolare tipo di comportamento. In più occasioni ho già avuto modo d’intervenire a tal proposito, ma credo che queste poche  righe, possano dare un ulteriore contributo, utile a capire il fenomeno, prima che sia troppo tardi. Di cosa stiamo parlando? Di una condotta persecutoria: lo stalking.Una definizione che proviene dal verbo inglese “to stalk”, che significa seguire, cacciare, fare le poste. Il comportamento criminale dello stalker, si concretizza mediante la caccia della vittima, mettendo in campo appostamenti e pedinamenti, anche mediante azioni di molestie e/o minacce reiterate che finiscono per generare nella stessa, stati di ansia e di paura, tanto da arrivare a pregiudicare il suo normale svolgimento dell’attività quotidiana, arrivando a cagionare ad essa anche gravi danni psichici.

Tra i vari generi di violenza, lo stalkingè sicuramente una di quelle che ne può racchiudere varie forme, sino anche alle violenze fisiche e all’uccisione della vittima.

Le cifre

Dall’indagine campionaria dell’Istat, riferita al 2014 e pubblicata nel 2016,  viene fornita la stima delle donne che hanno subito atti persecutori, consistenti come ho detto, in una condotta reiterata caratterizzata da molestie e/o minacce dirette a una persona che producono effetti coartanti sulla libertà psichica della vittima e un’indesiderata intrusione nella sua sfera individuale.

L’Istituto di ricerca, stima che il 21,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni (pari a 2 milioni 151 mila) abbia subito comportamenti persecutori da parte di un ex partner nell’arco della propria vita. Se si considerano le donne che hanno subito più volte gli atti persecutori queste sono il 15,3%, mentre quelle che hanno subito lo stalking nelle sue forme più gravi sono il 9,9%.

Nell’arco della propria vita, lo stalkingsubito da parte di altre persone è invece del 10,3%, per un totale di circa 2 milioni 229mila donne. Complessivamente dunque sono circa 3 milioni 466 mila le donne che hanno subito stalkingda parte di un qualsiasi autore, pari al 16,1% delle donne.

Nel corso dei 12 mesi prima dell’intervista (nel 2014), le vittime di stalkingda parte di ex partner sono 147mila, 1,5% delle donne. Di queste, circa 81mila si sono lasciate con il partner proprio negli ultimi 12 mesi. Sono 478mila (2,2%) quelle che dichiarano di averlo subito da altre persone.

Nei casi di autore diverso da un ex-partner le donne hanno subito stalking da conoscenti (nel 4,2% dei casi), sconosciuti (3,8%), amici o compagni di scuola (1,3%), colleghi o datori di lavoro (1,1%), dai parenti e dai partner con cui la donna aveva al momento dell’intervista una relazione (entrambi nello 0,2% dei

casi). Gli autori di stalking sono maschi nell’85,9% dei casi a fronte di un 14,1% di femmine .

Nel 70% dei casi gli atti persecutori si sono verificati più volte a settimana. Il comportamento persecutorio subito al momento o dopo la separazione è continuato per mesi per il 58,8% delle vittime e nel 20,4% dei casi è durato più di un anno.

Il 78% delle vittime non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto presso servizi specializzati; solo il 15% si è rivolta alle forze dell’ordine, il 4,5% ad un avvocato, mentre l’1,5% ha cercato aiuto presso un servizio o un centro antiviolenza o anti stalking.

Tra le vittime che non si sono rivolte a istituzioni o a servizi specializzati, una su due afferma di non averlo fatto perché ha gestito la situazione da sola.

Le vittime riportano che, a seguito delle azioni intraprese, i comportamenti di stalking sono cessati nel 59,8% dei casi, rimasti uguali nel 21,6%, diminuiti nel 16,6% e aumentati nel residuo 2,0% dei casi.

Chi è la vittima – Il suo profilo psicologico

La vittima perseguitata dell’attività di stalking può essere una qualunque persona, in genere precedentemente legata affettivamente ad un suo ex, ma paradossalmente potrebbe anche non aver mai avuto nulla a che fare con il suo persecutore e quindi alla stessa totalmente sconosciuto.

Emozioni e sensazioni forti ed intense, si manifestano in essa ingenerando un iniziale stato di allarme e conseguente stress psicologico.

A seguito della violazione della sfera privata e personale, senso di colpa, paura e preoccupazione pervadono la  vittima, insieme a rabbia e disprezzo nei confronti dello stalker, favorendone l’isolamento e la conseguente richiesta di aiuto, chiudendosi in sé.

Inevitabile il generarsi di fortissimi stati d’ansia, accompagnati da insonnia e  conseguenti condizioni psicopatologiche. Disturbi dell’appetito possono manifestarsi nella sfera della salute fisica, accompagnati anche da nausea e vomito, con possibile abuso di alcol e sigarette, che possono condurre agli stati psicologici di cui al precedente paragrafo.

Tuttavia, è bene precisare che alcuni studi avrebbero evidenziato che le vittime di stalkingnon sempre svilupperebbero disturbi psichiatrici, in quanto isintomi possono delinearsi come subclinici o transitori e possono essere compensati dalla resilienza di un soggetto, ovvero la sua capacità di adattarsi a fronte di un evento traumatico.

Alcuni casi di stalking, con conseguenti violenze fisiche o sessuali, hanno portato la vittima a sviluppare un’avversione sessuale, caratterizzate da

disgusto, ansia, paura, repulsione e diminuzione del desiderio sessuale, mettendo in campo strategie come andare a letto presto, trascurare la propria immagine e dedicare il proprio tempo ad altre attività, come il lavoro e lo sport. La vittima di stalking, può inoltre manifestare la contrazione involontaria dei muscoli perineali che circondano il terzo esterno della vagina, rendendo dolorose, e praticamente impossibili le relazioni sessuali.

Chi è l’abusante ed il suo profilo psicologico

Lo stalkerè di solito un ex coniuge, convivente, amante, in prevalenza di sesso maschile, il quale non accetta la fine di un rapporto o una relazione sentimentale sentimentale, iniziando così, una condotta di molestie assillanti, dapprima psicologiche, o per mezzo di reiterate ed altrettanto assillanti telefonate, sms e contatti sui social, che possono poi sfociare in violenze fisiche più o meno gravi, sino a cagionare anche la morte della vittima. Presenta un profilo psicologico con dipendenza affettiva, in genere con personalità debole e borderline, che lo porta a legarsi ossessivamente ad una persona, manifestando bisogno di affetto con la presenza di disturbi relazionali legati a possibili trascorsi eventi traumatici.

Come nel caso della violenza generica commessa sulla donna, l’abusante può comunque appartenere ad un qualsiasi ceto sociale, come pure avere un qualunque grado d’istruzione, o appartenere a qualsiasi nazionalità.

La normativa di riferimento

Reato previsto dall’art. 612 bis C.P., introdotto in Italia, con un certo ritardo rispetto ad altri paesi, tramite il D.L. 23.02.2009 n. 11, convertito nella L. 23.04.2009, n. 38.

La procedibilità del reato è a querela della persona offesa. Ma, a differenza di altri reati per i quali il termine per la proposizione della querela è previsto in  90 giorni, nel caso in esame il termine è di mesi sei. Il legislatore, come in altri casi particolari, ha sicuramente ritenuto opportuno allungare i termini della proposizione della querela, per più motivi. Il primo sicuramente al fine di dare modo alla vittima di convincersi a proporre querela (non è sempre facile e bisogna trovare il coraggio di farlo), il secondo certamente in ordine alla necessità da parte della vittima di dare il giusto tempo per acquisire prove consistenti e testimonianze relativamente alle vessazioni ricevute.

Un altro importante punto della norma, sta nel fatto che la remissione della querela può essere soltanto processuale e quindi non può essere rimessa con il solo accordo della parti dopo l’iscrizione della notizia di reato nel registro degli indagati. La norma prevede inoltre, che la querela sia irrevocabile qualora il fatto  sia stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma, per fatti commessi a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

La procedibilità è comunque d’ufficio, qualora il fatto sia commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della

legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delittoper il quale si deve procedere d’ufficio”.

L’ammonimento del questore

L’ammonimento da parte del questore, è disciplinato dall’articolo 8 della Legge n. 38/2009, il quale dà la possibilità alla persona offesa, purché questa non abbia già sporto querela, di esporre i fatti al questore, formulando richiesta di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta persecutoria.

Di seguito riporto integralmente il testo dell’articolo:

 

  1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall’articolo 7, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.
  2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale e’ rilasciata al richiedente l’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.
  3. La pena per il delitto di cui all’articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo. Si procede d’ufficio per il delitto previsto dall’articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.

 

Estinzione del reato per condotte riparatorie? Vediamo cosa è accaduto.

 

La legge 23 giugno 2017 n. 103 del 2017 (c.d. riforma Orlando), entrata in vigore il 3 agosto 2017, avente ad oggetto “ Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario, destò non poche perplessità per l’applicazione dell’art. 162 ter c.p. ad un caso di atti persecutori, per meglio dire di stalking.

L’art. 162 ter c.p., comma 1, dell’impianto normativo recitava come segue:“Nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento del danno, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articolo 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma a tale titolo”.

Di qui, una delle prime sentenze, la numero 1299 del 2 ottobre scorso emessa dal Giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale di Torino, in cui è stato applicato il quanto mai discutibile art. 162 ter c.p., introdotto dall’art. 1, comma 1, n. 103/2017 ad un caso di stalking, che ha inevitabilmente suscitato una levata di scudi, soprattutto da parte delle donne e delle associazioni contro la violenza sulle donne.

I fatti: il persecutore, dopo essere stato rinviato a giudizio, nel corso dell’udienza preliminare, quale imputato, procedeva a formulare un’offerta “riparatoria” alla vittima dei suoi soprusi, rendendosi disponibile a corrisponderle una somma di € 1,500,00, quale ristoro integrale per la sua condotta e i danni che ne sono derivati alla vittima stessa.

L’offerta fu ovviamente rifiutata dalla donna, anche perché irrisoria ed ulteriormente umiliante, ma ritenuta invece congrua dal giudice che emise la sentenza di non doversi procedere nei confronti dell’imputato per intervenuta estinzione del reato a seguito di condotte riparatorie. Tale sentenza ha naturalmente  aperto la strada ad innumerevoli perplessità e alle contestazioni del caso, in merito all’applicazione dell’art. 162 ter c.p. anche ai casi di stalking.

Art. 162 ter c.p., che prevedendo una nuova modalità di estinzione dei reati procedibili a querela di parte, presentava un campo di applicazione vastissimo che andava ad estendersi a comportamenti delittuosi, anche di particolare gravità, come nel caso in esame, riferito all’art. 612 bis c.p.

L’ambito dell’applicazione della nuova norma ed anche a seguito della sentenza del Tribunale di Torino, che a suscitato non poco scalpore, ha da subito evidenziato una difficilissima compatibilità con il delitto di cui all’art. 612 bis c.p., reato di atti persecutori, dalla cui condotta, come ho avuto modo  di accennare prima, ne possono derivare anche gravissimi danni alla vittima.

E’ così che il legislatore è stato “costretto” ad intervenire nuovamente con la legge di “conversione, con modificazioni, n. 172 del 4 dicembre 2017 del D.L. 16 ottobre 2017, n. 148, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili. Modifica alla disciplina dell’estinzione del reato per condotte riparatorie.”

Al citato art. 162 ter c.p. la nuova legge ha apportato la seguente modifica: “Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei casi di cui all’articolo art. 612–bis”.

Sanando di fatto una grossa lacuna se non una vera e propria stortura, che non sarebbe certo dovuta sfuggire agli occhi del del legislatore, ma lasciando comunque ancora aperta la strada ad altre condotte riparatorie per delitti di particolare gravità.

Il soggetto passivo del reato, cosa deve  fare?

Non negare e non sottovalutare la condizione ed informarsi sull’argomento usando comportamenti idonei; usare fermezza nel “dire no” nella richiesta del ripristino di una relazione, una sola volta ed in modo chiaro ed inequivocabile. Restituire un regalo, una telefonata di rabbia, o una risposta negativa ad un messaggio, sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalker; uscire senza abitudini routinarie e prevedibili, in orari maggiormente affollati ed in luoghi non isolati, magari adottando anche un cane; Evitare di cambiare numero di telefono, ma procurarsene un secondo, azzerando la suoneria della vecchia linea e rispondendo su questa sempre meno; raccogliere più dati possibili necessari a provare le molestie e tenere a disposizione un cellulare per le emergenze; in caso di pericolo o d’inseguimento, mai scappare a casa o da amici, ma recarsi presso le FF.O. Risulta necessario farsi seguire da uno psicologo”.

Dr. Remo Fontana Criminologo Vice Comandante Polizia Locale di Civitavecchia

                                                               

 

 

 

 

 

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