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Riscoprendo la vita di San Francesco, viaggio nell’Eremo Le Celle

Riscoprendo la vita di San Francesco, viaggio nell’Eremo Le Celle
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Riscoprendo la vita di San Francesco, viaggio nell’Eremo Le Celle
maggio 08
11:29 2017

Sorge a pochi chilometri di distanza dal comune di Cortona, immerso nella natura toscana della Valdichiana a 550 metri d’altitudine, ai piedi del Monte Sant Egidio. Un luogo che affonda le sue radici nella storia, indicato per chi è alla ricerca di pace interiore: è l’Eremo Le Celle, convento francescano che san Francesco fondò nel 1211 e che ancora oggi, otto secoli dopo, è abitato dai frati cappuccini. Raggiungibile a piedi o in auto, dista pochi chilometri dal comune dell’Aretino, percorrendo la strada provinciale 34, il Convento affascina sin dal primo sguardo, ubicato lì dove un tempo pastori e contadini realizzarono una serie di costruzioni scavate nella montagna e mulini che sfruttavano le correnti del torrente per produrre energia; la storia dell’Eremo inizia infatti prima dell’arrivo di San Francesco che qui abitò dopo aver ricevuto le stimmate e dove con tutta probabilità dettò, nel maggio del 1226, il suo Testamento poco prima di morire, un documento estremamente prezioso nel quale viene ripercorsa l’intera esperienza spirituale.

Qui, ancora oggi, è il silenzio a governare tempo e spazio: tra gli edifici in pietra adagiati sui due lati di una piccola e stretta valle solcata dal corso d’acqua, i tempi sono estremamente dilatati e si può godere appieno di un rapporto simbiotico con la natura che circonda il convento con uno splendido bosco, una lecceta secolare ideale per lunghe passeggiate dedicate alla preghiera ed alla meditazione. Il suo nome ricorda proprio le costruzioni di un tempo, ed è stato edificato con l’obiettivo di apparire al Santo, che arrivò a Cortona nel 1211 insieme a frate Silvestro, un luogo remoto e selvaggio; il suggestivo complesso è costiutito dalle abitazioni dei frati e dai locali conventuali, disposti sui due versanti della valle in una sorta di composizione a gradoni, un meraviglioso quadro per chi osserva l’Eremo da lontano. Grazie all’incontro con Guido Vagnotelli, San Francesco conobbe questa vallata nella quale venne data forma alla struttura, con la realizzazione delle prime celle, compresa quella all’interno della quale soggiornó in diverse occasioni. Dopo la sua morte fu frate Elia ad intervenire per sistemare ed ampliare, seguendo le amenità del terreno e la forma della valle, l’Eremo che, nei secoli successivi, conobbe anche periodi bui, rimanendo in stato di abbandono fino a quando, nel 1537, il vescovo di Cortona lo cedette all’ordine dei cappuccini.

Oggi è possibile visitarne una parte, pur rispettando la regola del silenzio, tanto caro ai frati cappuccini che limitano al minimo i contatti con l’esterno e che è estremamente difficile incontrare. Alcuni frati si occupano dell’accoglienza dei pellegrini offrendo anche la possibilità di pernottare in loco per vivere appieno la spiritualità del Convento, luogo prescelto, fino al 1988, per formare i noviziati cappuccini, terzo ordine della famiglia francescana. Ricavata nella roccia e di stile minimale, è certamente la Cella di San Francesco ad attrarre il maggior numero di pellegrini che si spostano poi nell’Oratorio antistante la cella, luogo di forma rettangolare un tempo dormitorio per gli altri frati. Appena sopra l’Oratorio invece, troviamo la Cappellina della Santissima Trinità realizzata sul finire degli anni ’80 come complemento delle opere di restauro dell’Eremo. Vi è poi la Chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova: una struttura priva di decorazioni, a navata unica, di stile umile e semplice ad eccezione della parete d’altare, sulla quale venne realizzata, nel 1694 la pala commissionata a Giovanni Marracci da un nobile lucchese che nell’Eremo trascorse un anno di noviziato (pala che nel 1993 è stata restaurata).

Da segnalare poi i ponti sul torrente, ed in particolare il Ponte Barberini voluto dall’omonima famiglia (in particolare dal fratello del futuro papa Urbano VII, Antonio Barberini) e dal Ponte del Granduca, voluto dal Granduca di Toscana nel 1728 come sostituzione di un precedente attraversamento ormai non più utilizzabile.

Alessandro Scotto

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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