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Porto di Civitavecchia, trampolino di lancio per fare sistema

Ottobre 16
19:12 2013

Superare la concorrenza degli scali europei attraverso una legge di autonomia finanziaria, per una più accurata gestione delle risorse. E guardare avanti seguendo l’esempio di porti come quello di Civitavecchia e di autorità portuali come quella laziale, impegnati in prima linea nello sviluppo di un settore cardine dell’economia italiana. Le future strategie di crescita e incremento della competitività del settore portuale sono un tema caldo tornato in auge da alcune settimane, dopo che la Commissione Trasporti alla Camera ha rimesso in campo, grazie all’articolo 81 del regolamento del Senato, la riforma della portualità. Con un canale “prioritario”, come lo ha definito il senatore Marco Filippi, “che dovrebbe agevolare nei tempi l’approvazione al Senato”, per inviare la legge alla Camera entro la pausa natalizia. Si torna cioè a discutere della riforma della legge 84/94 sul riordino della legislazione in materia portuale, un testo che è fermo al 2002 in fatto di interventi di aggiornamento normativo e che dunque non guarda con lungimiranza alla portualità dei prossimi 20-40 anni, accompagnando cioè lo sviluppo del settore con adeguate norme finanziarie e di pianificazione.

Di questo tema si è parlato anche pochi giorni fa, in occasione dell’intervento a Civitavecchia del senatore Marco Filippi membro della Commissione Lavori Pubblici del Senato, nel corso di un’assemblea pubblica a Molo Vespucci con operatori portuali, sindacati ed esponenti politici. L’obiettivo è, sulla base del testo di legge, predisporre un’attenta valutazione delle necessità future a partire dall’autonomia finanziaria dei porti che, come ha ricordato il presidente dell’Autorità Portuale e attuale presidente di Assopirti Pasqualino Monti, è oggi più che mai una vera e propria esigenza; quella di “essere autonomi rispetto ad un livello centrale dato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze”, che spesso fa arrivare risorse inferiori a quanto necessario e in tempi troppo dilatati rispetto alle effettive esigenze del mercato portuale. Ma non solo, secondo il senatore Filippi, è necessario “lasciare ai porti le risorse che essi stessi producono. Generano un gettito di 13 miliardi l’anno, lasciare l’1% dell’Iva, 130 milioni di euro l’anno, consentirebbe di creare un volano importante per l’ammodernamento infrastrutturale”.

Accanto all’autonomia finanziaria dei porti è necessario mettere in campo adeguate norme di pianificazione come lo snellimento burocratico-amministrativo delle procedure, per abbattere i tempi biblici di approvazione dei piani regolatori portuali portandoli da 10-15 anni a soli 2 anni. Ma anche garantire procedure più snelle per i dragaggi e dare più poteri al presidente dell’autorità portuale e all’autorità portuale stessa nella gestione unica ed esclusiva del demanio marittimo. Ultimo ma non meno importante per uno sviluppo portuale su larga scala è il fare sistema’: l’85% delle merci in ingresso e in uscita dall’Italia transitano infatti nei porti. E’ più che mai urgente raccordare tutte le autorità portuali su scala nazionale, anzitutto riducendone il numero, troppo elevato rispetto alle reali esigenze del Paese. Sono 23 le Autorità Portuali, troppe se si considera che alcune realtà distano tra loro appena 60 chilometri mentre altre non movimentano il minimo richiesto. Ma non fermarsi solo al demanio marittimo portuale, creando un sistema allargato, adeguatamente collegato a strutture ferroviarie e arterie autostradali.

“Bisogna pensare al sistema nazionale – ha spiegato Pasqualino Monti a margine dell’incontro con il senatore Filippi al porto di Civitavecchia – che dovrà prevedere la capacità per i porti di avere vie di accesso e di comunicazioni più semplici e snelle. Vogliamo essere presenti al tavolo per evitare errori come la creazione d’infrastrutture inutili con dispendio di energie e risorse pubbliche”.

In questo senso l’autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, nata come accorpamento in un unico ente delle tre autorità portuali laziali, rappresenta un importante laboratorio di sviluppo al quale è bene guardare nell’ottica del ‘fare sistema’ su scala nazionale. Quello di Civitavecchia, in particolare, è un porto in continua evoluzione, “un esempio da seguire, che ha saputo trasformare il concetto di spesa in quello di investimento”, come ha sottolineato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi in occasione di una visita lo scorso luglio. Una risorsa strategica per il rilancio dell’economia che, grazie a progetti e opere a tutto campo messi in atto dall’Autorità Portuale, cerca di guardare avanti investendo in infrastrutture che siano adeguate in una logica di sistema portuale non solo regionale, ma anche e soprattutto nazionale. Investimenti che possano insomma dare risposte immediate non solo in termini di ritorno monetario ma anche dal punto di vista occupazionale, cercando di ‘invertire la rotta’ e rendere questo nodo strategico un polo che affermi il ruolo attivo dell’Italia sulle importanti rotte dell’interscambio mondiale, attirando investimenti.

Il porto di Civitavecchia cresce sotto ogni punto di vista, in primis nell’ottica della sicurezza con l’inaugurazione, nel mese di luglio, di una stazione comando della Forestale di Civitavecchia e del Nucleo Operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato. Ma i progetti non si fermano qui e riguardano tutta l’area portuale, dal porto antico al terminal crociere sino al porto commerciale. Nel porto storico proseguono le opere di riqualificazione, con il posizionamento dei corpi morti e delle boe: qui potranno attraccare fino a 23 mega yacht lunghi dai 40 ai 100 metri; l’obiettivo è rendere il porto antico uno dei più suggestivi marina yachting al mondo. Nel porto commerciale invece si lavora per liberare la banchina 25 dai traffici crocieristici, allo scopo di ampliare le potenzialità di movimentazione delle merci fino a 700.000 teus; verrà potenziato il Terminal Container e 6 nuove gru renderanno la movimentazione ancora più rapida.

Si investe anche nel Terminal crociere, con un’opera di allargamento dell’antemurale Cristoforo Colombo per garantire ai mezzi che accedono in quest’area una viabilità più efficace. Sono stati inoltre stanziati altri 35 milioni di euro per allargare di 40 metri un altro tratto della diga foranea. Qui saranno realizzati diversi terminal di servizio per consentire a 6 mega navi di stazionare contemporaneamente sull’antemurale. Un terminal ‘diffuso’, con 2 attracchi nel porto storico, dedicati alle unità più piccole e 2 accosti dedicati a nord della darsena traghetti, per consentire una movimentazione di oltre 36 mila passeggeri. Di opere sul breve periodo ne sono state programmate diverse: come la creazione di 9 nuovi attracchi nella nuova darsena traghetti intitolata a Sant’Egidio; un’opera da 174 milioni di euro da concludere entro i primi mesi del 2015; altri 70 milioni di euro verranno utilizzati per realizzare nuovi piazzali di servizio nell’aerea del terminal traghetti, della nuova stazione marittima e dei parcheggi multipiano. Rivedendo la progettazione datata 2005, si lavora anche alle opere di edilizia demaniale e di servizio, il cui costo ammonta a circa 83 milioni di euro, di primaria importanza per garantire l’operatività della nuova darsena. Tutte le opere sono accompagnate, come da Decreto di V.I.A. delle Opere Strategiche, adeguati interventi di mitigazione ambientale o di compensazione: dal reimpianto della posidonia oceanica già portato a termine, a diversi interventi di riqualificazione ambientale (fossi, Pineta della ‘Frasca’) e di recupero dei siti archeologici (della ‘Mattonara’, ‘Cappelletto’, ‘Columna’, ‘Torre Bertalda’); ma anche un attento monitoraggio ambientale marino costiero e a terra, per un controllo sulla qualità dell’aria e l’intensità del rumore.

Si proseguirà anche con il secondo lotto delle Opere Strategiche, quello che modificherà la fisionomia del porto storico e dell’antemurale. In progetto vi sono l’apertura della bocca a sud dello scalo per creare un nuovo accesso al bacino storico, separando così il traffico passeggeri da quello diportistico e commerciale. Un ponte mobile realizzato all’altezza di Molo Vespucci, ricollegherà l’antemurale a terra; antemurale che verrà utilizzato come terminal crociere e arricchito, accanto alla nuova apertura a sud, da un nuovo attracco. Pochi mesi fa è stato invece concluso il progetto di completamento dell’atrio della nuova sede dell’Autorità Portuale. L’intervento da 2 milioni di euro ha apportato modifiche al piano terra con il rifacimento della nuova ala uffici precedentemente occupata dalle Dogane; sono state inoltre create un’area servizi e ristoro per i dipendenti. Non mancano anche importanti investimenti privati come quello da 120 milioni di euro per la creazione di un nuovo piazzale da 80 mila metri quadrati, della diga foranea e della banchina multipurpose, nell’area ‘darsena energetico grandi masse’. A servizio della nuova darsena verrà creata una nuova viabilità di accesso a partire dall’area nord che consentirà di gestire i nuovi traffici in arrivo al Varco Vespucci, evitando decongestionamenti.

Insomma uno sviluppo a 360 gradi per un porto, quello di Civitavecchia, che può diventare un esempio concreto per la consolidata capacità di realizzare infrastrutture con investimenti ottenuti sulla base di accurati e lungimiranti piani industriali; frutto di una propensione costruttiva al dialogo tra i vertici dei diversi enti coinvolti, per sposare insieme un progetto, portarlo avanti e superando le difficoltà, cercare di realizzarlo. Un modello da esportare e un fondamentale trampolino di lancio dell’intero sistema portuale, con pianificazioni strategiche in ottica europea, per dare le giuste risposte alla richiesta del mercato. Ma per ottenerlo è necessario “superare e chiudere la stagione della 84/94”, dando una spinta alla portualità italiana con progetti legati a un unico piano industriale.

 

 

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