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Pensiero di Marco Setaccioli

Marzo 03
17:00 2014

Un’amministrazione dello Stato, così come ogni altro raggruppamento sociale, è fatto per metà di regole e per l’altra metà di persone. L’una parte non può fare a meno dell’altra, perché la rigidità di una regola deve necessariamente essere coniugata con una buona dose di testa e di cuore. Alterare questi equilibri equivale il più delle volte a generare mostri… mostri orribili e pericolosi, che spesso sfuggono anche al controllo di chi li ha creati. Ridurre le relazioni umane, sia anche in un luogo di lavoro strutturato da norme e gerarchie, ad un binario dal quale è impossibile divergere senza incappare nella pubblica reprimenda da parte chi si investe del ruolo di difendere l’inflessibilità del sistema, è quanto di più triste e alienante possa esserci per una comunità. Perché se è vero che non c’è società senza regole, è anche vero che spesso una pacca su una spalla e un consiglio amichevole arrivano laddove la repressione e una pubblica accusa non arriveranno mai. Consentire alle persone di calpestare le regole sarà forse un problema per molti, ma salvare le regole a dispetto delle persone è una sconfitta per tutti

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