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“Papa Giovanni Paolo II: l’Europa Unita dall’Atlantico agli Urali” se ne parla all’UNITRE di Civitavecchia

“Papa Giovanni Paolo II: l’Europa Unita dall’Atlantico agli Urali” se ne parla all’UNITRE di Civitavecchia
novembre 10
10:56 2017

Il prof. Livio Spinelli, lunedì 13 novembre, alle ore 17.00, presso l’UNITRE, in via A.Frangipani n.8 Civitavecchia, terrà la seconda di 5 lezioni, sul tema “Papa Giovanni Paolo II e l’Europa Unita dall’Atlantico agli Urali” e presenterà il terzo libro della sua trilogia “MOSCA TERZA ROMA: DA GIULIO CESARE A PUTIN”, Libri del Borghese, Editore Lucarini. Verranno trattate, con dovizia di particolari, le vicende storiche all’origine delle profonde trasformazioni economiche, finanziarie e politiche che hanno messo l’Europa di fronte al bivio del declino o della rinascita. Saranno vagliate le varie tesi catastrofistiche del passaggio dalla lira all’Euro e il tramonto del dollaro e degli Stati Uniti, la cui potenza ormai impallidisce di fronte al colosso cinese.

In questa epoca di sconvolgimenti epocali, l’incontro di Papa Francesco con Putin e col Patriarca di Mosca Kirill I, è il segno dei tempi che per la Chiesa si sta avvicinando il momento della ricomposizione dei secolari scismi, e di un prossimo Papa di Roma – forse un russo, Papa Cirillo – che sarà “Primus inter pares”, infatti nella prefazione del volume il Principe Sforza Ruspoli afferma che: “È la Fede il collante dell’Europa, non quella dei trattati, ma quella vera, quella dei popoli, quella della cattedrali. Solo questa può salvarci dall’apocalisse. Quest’Europa delle cattedrali dovrà avere il compito primario di creare una moneta stabile e sconfiggere la povertà del mondo, e l’Europa – in questa alta missione – non può fare a meno della Russia, non può fare a meno della terza Roma, cioè di Mosca.”

In quest’epoca di voli spaziali, comunicazioni satellitari, di banche mondiali e gigantesche operazioni finanziarie, l’Età dello Spirito “profetizzata” da Gioacchino da Fiore tarda a venire, però guardate quella piccola chiesa, intorno cui si raggruppano poche case sparse. Entrate e ascoltate lo stonato canto del sacrestano e del ragazzetto venuto Dio sa di dove ad aiutarlo, un incanutito sacerdote sta officiando il vespro, su un leggio è posta l’immagine cui si accostano con calma alcuni vecchietti e vecchiette.

Osservate con attenzione i volti di questa gente, ascoltate la loro voce: vedrete che in loro vive ciò che ovunque ormai è andato smarrito e non viene più in soccorso all’amore, e non rafforza più la speranza – la fede. Quel tesoro senza cui la vita s’inaridisce inesorabilmente, che i saggi non trovano, che rifugge chi lo ricerca fiaccamente e si perde, quel tesoro splende in questi cuori semplici, e quei terribili pensieri che turbano noi e affliggono il mondo, non inquietano mai la loro mente e la loro coscienza. Che importa se il sacrestano biascica nel coro le sue preghiere: egli crede nel loro significato e coloro che lo ascoltano non dubitano minimamente che per questo significato egli morirà ed entrerà nel regno dei cieli. Essi possiedono la fede e con essa sperano, perché oggi, come un tempo, la speranza del Vangelo cammina a piedi, con i piedi scalzi dei poveri e la visione alta dei profeti.

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