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Papa Francesco: “vedo Gesù nei volti dei bambini, in Terrasanta possano coesistere due Stati”

Papa Francesco: “vedo Gesù nei volti dei bambini, in Terrasanta possano coesistere due Stati”
dicembre 26
19:26 2017

Un Natale che “ci richiama al segno del Bambino, e a riconoscerlo nei volti dei bambini, specialmente di quelli per i quali, come per Gesù, ‘non c’è posto nell’alloggio'”. Sono queste le parole pronunciate dal Pontefice nel Messaggio di Natale letto, prima della benedizione Urbi et Orbi, dalla Loggia della Basilica di San Pietro. “Vediamo Gesù nei bambini del Medio Oriente – ha esordito – che continuano a soffrire per l’acuirsi delle tensioni tra Israeliani e Palestinesi”, rivolgendo poi la sua preghiera a Gerusalemme e alla Terrasanta, con la speranza che “tra le parti prevalga la volontà di riprendere il dialogo e si possa finalmente giungere a una soluzione negoziata che consenta la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti”. Nel messaggio Urbi et Orbi, Bergoglio ha pregato affinchè “il Signore sostenga anche lo sforzo di quanti nella Comunità internazionale sono animati dalla buona volontà di aiutare quella martoriata terra a trovare, nonostante i gravi ostacoli, la concordia, la giustizia e la sicurezza che da lungo tempo attende”.

Nel descrivere le difficoltà di quest’epoca il Santo Padre ha sottolineato come Gesù sia presente e vivo nei volti di ogni bambino di tutte le nazionalità, dal Myanmar al Bangladesh, dall’Africa allo Yemen, dalla Siria all’Iraq. “Vediamo Gesù – ha aggiunto – nei volti dei bambini siriani, ancora segnati dalla guerra che ha insanguinato il Paese in questi anni. Possa l’amata Siria ritrovare finalmente il rispetto della dignità di ogni persona, attraverso un comune impegno a ricostruire il tessuto sociale indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa”. E ancora il Pontefice ha parlato dei bambini di un Iraq “ancora ferito e diviso dalle ostilità che lo hanno interessato negli ultimi quindici anni. E vediamo Gesù nei bambini dello Yemen dove è in corso un conflitto in gran parte dimenticato, con profonde implicazioni umanitarie sulla popolazione che subisce la fame e il diffondersi di malattie. Vediamo Gesù nei bambini dell’Africa, soprattutto in quelli che soffrono in Sud Sudan, in Somalia, in Burundi, nella Repubblica Democratica del Congo, nella Repubblica Centroafricana e in Nigeria. Vediamo Gesù nei bambini di tutto il mondo dove la pace e la sicurezza sono minacciate dal pericolo di tensioni e nuovi conflitti”.

Il Pontefice ha rievocato il suo ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh, nei cui volti dei bambini ha visto Gesù: “auspico che la Comunità internazionale non cessi di adoperarsi perchè la dignità delle minoranze presenti nella Regione sia adeguatamente tutelata”, con un chiari riferimento al popolo dei Rohingya. “A Gesù Bambino affidiamo – ha poi concluso – il Venezuela perché possa riprendere un confronto sereno tra le diverse componenti sociali a beneficio di tutto l’amato popolo venezuelano. Vediamo Gesù nei bambini che, insieme alle loro famiglie, patiscono le violenze del conflitto in Ucraina e le sue gravi ripercussioni umanitarie e preghiamo perché il Signore conceda al più presto la pace a quel caro Paese”.

Poco dopo la recita dell’Angelus del 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, il Papa ha invece sottolineato: “A tutti voi, venuti dall’Italia e da diverse nazioni, rinnovo l’augurio di pace e di serenità: siano questi, per voi e per i vostri familiari, giorni in cui gustare la bellezza di stare insieme sentendo che Gesù è in mezzo a noi”. Nel rinnovare gli auguri di Natale alle migliaia di fedeli e turisti presenti in piazza San Pietro Francesco ha rivolto un saluto anche ai fedeli del pellegrinaggio nazionale ucraino ai quali ha detto: “Benedico tutti voi e il vostro Paese”. Durante l’Angelus invece Bergoglio ha ricordato che “il messaggio di Gesù è scomodo e ci scomoda, perché sfida il potere religioso mondano e provoca le coscienze. Dopo la sua venuta, è necessario convertirsi, cambiare mentalità, rinunciare a pensare come prima. Gesù è il nostro mediatore e ci riconcilia non soltanto con il Padre, ma anche tra di noi”.

Daniele Orlandi

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