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Papa Francesco saluta il nuovo anno, “ogni giorno possiamo essere artigiani di pace”

Papa Francesco saluta il nuovo anno, “ogni giorno possiamo essere artigiani di pace”
Gennaio 03
12:36 2019

“Meglio vivere come un ateo anziché dare una contro-testimonianza dell’essere cristiani”. Parole altamente significative e rivoluzionarie quelle pronunciate da Papa Francesco nel corso della prima Udienza Generale del 2019 tenuta come di consueto nell’Aula Paolo VI in Vaticano. “Le persone che vanno in chiesa – ha sottolineato rivolgendosi ai fedeli – stanno lì tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri e parlando male della gente, sono uno scandalo”, per poi specificare che il cristiano “non è uno che si impegna ad essere più buono degli altri: sa di essere peccatore come tutti. Il cristiano, semplicemente, è l’uomo che sosta davanti alla rivelazione di un Dio che chiede ai suoi figli di invocarlo con il nome di Padre, di lasciarsi rinnovare dalla sua potenza e di riflettere un raggio della sua bontà per questo mondo così assetato di bene, così in attesa di belle notizie”. Bergoglio ha ricordato che Gesù prende le distanze dalle persone ipocrite, ricordando che vi sono persone capaci di “tessere preghiere atee, senza Dio: lo fanno – ha proseguito nel corso dell’Udienza – per essere ammirati dagli uomini. La preghiera cristiana, invece, non ha altro testimone credibile che la propria coscienza”. Concludendo nello spiegare che i Sacri Testi non sono letture senza conseguenze perchè, ha spiegato il Pontefice, “dove c’è Vangelo c’è rivoluzione. Il Vangelo non lascia quieti, ci spinge: è rivoluzionario”.

L’Angelus in piazza San Pietro

Poche ore prima, nel corso dell’Angelus pronunciato il 1 gennaio in piazza San Pietro davanti a decine di migliaia di fedeli, il Santo Padre ha voluto ringraziare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per le “espressioni augurali” a lui indirizzate: “Il Signore – ha detto – benedica sempre il suo alto e prezioso servizio al popolo italiano”. Un discorso breve ma particolarmente intenso, quello del Papa, che ha voluto lanciare un importante messaggio su come ognuno di noi possa, nel suo piccolo, andare a cambiare la società, ricordando che ogni giorno “possiamo essere artigiani di pace” e che questo “incomincia a casa, nella famiglia”. Facendo riferimento al tema della Giornata mondiale della Pace che cade proprio nel primo giorno dell’anno, Papa Francesco ha poi aggiunto, “noi pensiamo che la politica sia riservata solo ai governanti: tutti siamo responsabili della vita della città, del bene comune, e anche la politica è buona nella misura in cui ognuno fa la sua parte al servizio della pace”. Parlando davanti a 40mila persone, Bergoglio ha esordito dicendo, “oggi la Madonna ci benedice tutti, benedice il cammino di ogni uomo e ogni donna in questo anno che inizia, e che sarà buono proprio nella misura in cui ciascuno avrà accolto la bontà di Dio che Gesù è venuto a portare nel mondo”. E ha ricordato che “nessuno può vedere Dio e rimanere in vita. Questo esprime la trascendenza di Dio, l’infinita grandezza della sua gloria. Ma la gloria di Dio è tutta Amore, e dunque, pur rimanendo inaccessibile, come un Sole che non si può guardare, irradia la sua grazia su ogni creatura e, in modo speciale, sugli uomini e le donne, nei quali maggiormente si rispecchia”.

Bergoglio, “andare incontro a Dio, condividere e donare”

Da non dimenticare, infine, l’omelia della messa della notte di Nataledel Pontefice, che nel criticare la voracità consumistica ha ricordato che “il bambino di Betlemme indica un nuovo modello di vita: non divorare e accaparrare, ma condividere e donare”. Un messaggio forte per contrastare la crescente ed “insaziabile ingordigia” dell’uomo, “diventato avido e vorace. Avere, riempirsi di cose pare a tanti il senso della vita”, con il paradosso dei “pochi che banchettano lautamentementre troppi non hanno pane per vivere”. La svolta per cambiare il corso della storia, ha chiosato, è Betlemme, “andare incontro a Dio. Superando la vetta dell’egoismo” senza “scivolare nei burroni della mondanità e del consumismo”.

Alessandro Scotto

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