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Papa Francesco: “Mi sono vergognato, hanno chiamato ‘madre’ una bomba”

Papa Francesco: “Mi sono vergognato, hanno chiamato ‘madre’ una bomba”
maggio 06
18:18 2017

Sono trascorse poco più di due settimane dall’incontro di Papa Francesco con il neo presidente degli Stati Uniti Donald Trump ma il Pontefice, parlando davanti ai ragazzi delle ‘Scuole della pace’ questa mattina nell’Aula Paolo VI del Vaticano non ha mancato di condannare duramente non solo l’atto di sganciare una bomba ma anche quello di darle un nome. “Mi sono vergognato del nome di una bomba, l’hanno chiamata ‘la madre di tutte le bombe’, ma guarda, la mamma dà la vita e questa dà la morte, e diciamo ‘mamma’ a quell’apparecchio, che cosa sta succedendo?”, ha detto Bergoglio rivolgendosi ai ragazzi, aggiungendo poi, in un aula gremita nella quale erano presenti anche il ministro della Istruzione Valeria Fedeli e il sottosegretario all’Istruzione, Vito Di Filippo: “Siamo in guerra, queste cose succedono, ma anche ci sono tante cose buone, nascoste, gente che spende la sua vita a servizio degli altri, dobbiamo denunciare queste cose brutte perché il mondo vada avanti per la strada che fanno vedere questa gente, che è nascosta in questo momento”.

Pur non facendo esplicito riferimento alla ‘Moab‘ (Massive ordinance air blast bomb), ribattezzata dagli ambienti militari Usa la ‘madre di tutte le bombe’ (Mother of all bombs) sganciata dagli Stati Uniti in Afghanistan lo scorso 13 aprile, il riferimento del Santo Padre era piuttosto evidente. Il Papa ha criticato duramente la cosidetta ‘cultura della distruzione’ e a tal proposito ha detto:  “Il mondo è in guerra, si bombarda e se ci sono sotto malati, bambini, questo non importa: va la bomba. A un certo punto non so cosa è successo: si distrugge tanto”.

E non è la prima volta che Bergoglio commenta le decisioni di Trump: alcuni mesi fa aveva infatti sottolineato, chiaro riferimento al progetto riguardante la costruzione di un muro al confine con il Messico, che “non è da cristiani costruire muri”. Oggi invece è stata la domanda di uno dei giovani presenti, relativa ai tanti conflitti in corso, ad offrire a Papa Francesco lo spunto per esprimere la sua opinione: “Certo non è una novità: è cominciata dall’inzio – ha ricordato – con la gelosia di Caino, che suo fratello Abele lo ha distrutto col coltello lo ha ammazzato. Ma oggi c’è tanta crudeltà, oggi la vediamo nella tv, tutti i giorni. Oggi abbiamo visto sgozzare i bambini”. Poi, parlando del cosidetto “terrorismo delle chiacchiere”, ovvero di quello che emerge dagli accesi dibattiti televisivi, ha sottolineato che l’educazione “oggi non educa a queste virtù della mitezza, della pace, della tranquillità”. “Non lo dico come Papa – ha poi aggiunto – lo dico a voi, ma mi hanno raccontato cosa è successo in un dialogo televisivo preelettorale (riferendosi allo scontro in diretta tv tra i due candidati francesi in corsa per la presidenza), si buttavano pietre, non si lasciava finire l’altro, a un livello così alto si arriva a non saper dialogare. La sfida a educare al dialogo è sfida molto grande, e tocca a voi, è più facile chiacchierare distruggere, invece no ascoltare, con mitezza, con rispetto”.

Nelle prossime settimane Papa Francesco visiterà altre cinque città, dopo Milano e Carpi, nel corso di tre distinti viaggi apostolici. Si comincia il 27 maggio da Genova, quindicesimo viaggio apostolico in Italia del Pontefice, proseguendo poi con Bozzolo e Barbiana, il 20 giugno e concludendo il 1 ottobre con un’altra doppia visita, a Cesena e a Bologna.

Daniele Orlandi

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