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Papa Francesco lancia un appello in favore dei cristiani perseguitati

Papa Francesco lancia un appello in favore dei cristiani perseguitati
novembre 13
08:00 2014

Un nuovo sentito appello, quello rivolto dal Papa a “quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale, come pure a tutte le persone di buona volontà”, affinchè “si intraprenda una vasta mobilitazione di coscienza in favore dei cristiani perseguitati“. Un nuovo accorato messaggio, quello del Pontefice, espresso in conclusione dell’udienza generale di ieri in piazza San Pietro, davanti a 15mila persone, ricordando che i cristiani perseguitati “hanno diritto di trovare nei propri Paesi sicurezza e serenità, professando liberamente la nostra fede. E adesso, per tutti i cristiani perseguitati perché cristiani, vi invito a pregare il Padre Nostro”, ha pertanto sottolineato il Santo Padre, epilogo del suo appello prima dei saluti ai gruppi italiani. Papa Francesco ha inoltre aggiunto di seguire “con grande trepidazione le drammatiche vicende dei cristiani che in varie parti del mondo sono perseguitati e uccisi a motivo del loro credo religioso. Sento il bisogno – ha spiegato – di esprimere la mia profonda vicinanza spirituale alle comunità cristiane duramente colpite da una assurda violenza che non accenna a fermarsi, mentre incoraggio i Pastori e i fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza”. Poi ha ricordato che “i fedeli che partecipano a questa udienza sono in due posti, uno in piazza, l’altro posto è l’aula Paolo VI, dove ci sono tanti malati, e come il tempo era così incerto che non si sapeva se c’era pericolo della pioggia, sono là che seguono l’udienza al maxischermo, vi invito a salutarli con un applauso”. Poi, parlando a braccio come Bergoglio è solito fare, si è rivolto alle suore scalabriniane e ha detto: “ma grazie tante, grazie tante, per quello che fate per i migranti”.

Nel corso dell’udienza generale di ieri, 12 novembre 2014, Papa Francesco ha invece affrontato l’argomento dei ministri della Chiesa, soffermandosi sul loro servizio reso ai fratelli. “che cosa viene richiesto a questi ministri della Chiesa, perché possano vivere in modo autentico e fecondo il proprio servizio?”, ha esordito il Pontefice che ha poi parlato dell’apostolo Paolo e delle lettere pastorali inviate ai suoi discepoli Timoteo e Tito: “l’apostolo Paolo si sofferma con cura sulla figura dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi, anche sulla figura dei fedeli, degli anziani, dei giovani delineando, per i vescovi, presbiteri e diaconi, ciò a cui essi sono chiamati e le prerogative che devono essere riconosciute in coloro che vengono scelti e investiti di questi ministeri”.

“Ora, è emblematico come, insieme alle doti inerenti la fede e la vita spirituale, che non possono essere trascurate, sono la stessa vita, vengano elencate alcune qualità squisitamente umane – ha poi aggiunto Bergoglio – l’accoglienza, la sobrietà, la pazienza, la mitezza, l’affidabilità, la bontà di cuore. E’ questo l’alfabeto, è questa la grammatica di base di ogni ministero! Deve essere la grammatica di base di ogni vescovo, di ogni prete e di ogni diacono. Sì, perché senza questa predisposizione bella e genuina a incontrare, a conoscere, a dialogare, ad apprezzare e a relazionarsi con i fratelli in modo rispettoso e sincero, non è possibile offrire un servizio e una testimonianza davvero gioiosi e credibili”.

Il Papa ha spiegato che “deve essere sempre viva la consapevolezza che non si è vescovi, sacerdoti o diaconi perché si è più intelligenti, più bravi e migliori degli altri, ma solo in forza di un dono, un dono d’amore elargito da Dio, nella potenza del suo Spirito, per il bene del suo popolo. Questa consapevolezza è davvero importante e costituisce una grazia da chiedere ogni giorno. Infatti – ha rilevato – un Pastore che è cosciente che il proprio ministero scaturisce unicamente dalla misericordia e dal cuore di Dio non potrà mai assumere un atteggiamento autoritario, come se tutti fossero ai suoi piedi e la comunità fosse la sua proprietà, il suo regno personale”. “La consapevolezza che tutto è dono, tutto è dono, tutto è grazia, aiuta un Pastore anche a non cadere nella tentazione di porsi al centro dell’attenzione e di confidare soltanto in se stesso. Sono le tentazioni della vanità, dell’orgoglio, della sufficienza, della superbia. Guai se un vescovo, un sacerdote o un diacono pensassero di sapere tutto, di avere sempre la risposta giusta per ogni cosa e di non avere bisogno di nessuno”.

Parlando in spagnolo, durante i saluti finali, Papa Francesco si è detto “particolarmente vicino in questo momento doloroso della sparizione dei ragazzi messicani che – ha sottolineato – ora sappiamo assassinati” e ha ricordato “la realtà drammatica di tutta la criminalità che esiste, legata al commercio e al traffico di droga”.

Daniele Orlandi

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