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Papa Francesco contro la prostituzione: “Atto criminale, una ferita alla coscienza collettiva”

Papa Francesco contro la prostituzione: “Atto criminale, una ferita alla coscienza collettiva”
Agosto 09
06:39 2019

Un messaggio forte contro “qualsiasi forma di prostituzione“. Papa Francesco non ha usato giri di parole per paragonare tale pratica ad “una riduzione in schiavità, un atto criminale, un vizio schifoso che confonde il fare l’amore con lo sfogare i propri istinti torturando una donna inerme”. Parole riportate nella prefazione di “Donne Crocifisse. La vergogna della tratta raccontata dalla strada” (Rubbettino), il libro del sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII don Aldo Buonaiuto nel quale questo tema viene affrontato. Il Pontefice scrive di aver visitato, in uno dei venerdì della Misericordia durante l’Anno Santo Straordinario, la casa di accoglienza della Comunità Papa Giovanni XXIII e di essersi trovato dinnanzi a “donne così umiliate, affrante, provate. Realmente donne crofisse“. “Nella stanza in cui ho incontrato le ragazze liberate dalla tratta della prostituzione coatta – scrive il Pontefice – ho respirato tutto il dolore, l’ingiustizia e l’effetto della sopraffazione. Un’opportunità per rivivere le ferite di Cristo”. Di queste donne il Santo Padre ha ascoltato i difficili e commoventi racconti sentendo una vera e propria esigenza: “Chiedere loro perdono per le vere e proprie torture che hanno dovuto sopportare a causa dei clienti, molti dei quali si definiscono cristiani. Una spinta in più a pregare per l’accoglienza delle vittime della tratta della prostituzione forzata e della violenza”.

Nella prefazione del libro Bergoglio ha voluto sottolineare con fermezza che “una persona non può mai essere messa in vendita. Per questo sono felice di poter far conoscere l’opera preziosa e coraggiosa di soccorso e di riabilitazione che don Aldo Buonaiuto, svolge da tanti anni, seguendo il carisma di Oreste Benzi. Ciò comporta anche la disponibilità ad esporsi ai pericoli e alle ritorsioni della criminalità che di queste ragazze ha fatto un’inesauribile fonte di guadagni illeciti e vergognosi”. Della prostituzione ha poi aggiunto che “è una ferita alla coscienza collettiva, una deviazione all’immaginario corrente. È patologica la mentalità per cui una donna vada sfruttata come se fosse una merce da usare e poi gettare. È una malattia dell’umanità, un modo sbagliato di pensare della società”.

Da qui la richiesta di Papa Francesco: “Liberare queste povere schiave”, con “un gesto di misericordia e un dovere per tutti gli uomini di buona volontà”, perchè “il loro grido di dolore non può lasciare indifferenti né i singoli individui né le istituzioni. Nessuno deve voltarsi dall’altra parte o lavarsi le mani del sangue innocente che viene versato sulle strade del mondo”. Non è la prima occasione nella quale Bergoglio si scaglia contro la prostituzione, già in passato definita una tortura per le donne, frutto di una “mentalità malata per la quale la donna va sfruttata”. Anche in passato, a tal proposito, in occasione di un incontro con i giovani nella riunione pre-Sinodo al pontificio collegio internazionale Maria Mater Ecclesiae di Roma, ha rivolto un invito a lottare contro questa “malattia“, un “crimine contro l’umanità”; tratta e prostituzione, ha ribadito, sono “delitti che nascono da una mentalità malata secondo cui la donna va sfruttata. E qui in Italia, parlando di clienti, è verosimile che il 90 percento sono battezzati, cattolici”.

Daniele Orlandi

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