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Papa Francesco alla messa per i migranti: “Vanno aiutati, per Dio nessuno è straniero”

Papa Francesco alla messa per i migranti: “Vanno aiutati, per Dio nessuno è straniero”
Luglio 09
13:15 2019

“Nessuno è straniero. I migranti sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata“. Parole forti e toccanti quelle pronunciate da Papa Francesco in occasione della messa dedicata non solo ai migranti ma anche ai loro soccorritori, celebrata in Vaticano, per ricordare il sesto anniversario della visita del Pontefice a Lampedusa. Un momento di grande importanza per ribadire nuovamente la necessità di intervenire per aiutare i deboli e non lasciarli soli; perchè, ha ribadito, “Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie. Non si tratta solo di migranti. Nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane“.

Nel corso dell’omelia, nella Bailica di San Pietro, il Papa si è a lungo soffermato sul fatto che aiutare “i più deboli e i più vulnerabili” “è una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare”. E’ Dio stesso, secondo il Santo Padre ad aver rivelato “la necessità di un’opzione preferenziale per gli ultimi, i quali devono essere messi al primo posto nell’esercizio della carità”. Per Dio “nessuno è straniero o escluso”. “So che molti di voi – ha aggiunto rivolgendosi ai 250 migranti presenti – che sono arrivati solo qualche mese fa, stanno già aiutando i fratelli e le sorelle che sono giunti in tempi più recenti. Voglio ringraziarvi per questo bellissimo segno di umanità, gratitudine e solidarietà”.

Papa Francesco ha voluto riprendere l’immagine della scala di Giacobbe: “In Gesù Cristo – ha detto – il collegamento tra la terra e il Cielo è assicurato e accessibile a tutti. Ma salire i gradini di questa scala richiede impegno, fatica e grazia. I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati. Mi piace allora pensare che potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi: gli ultimi, che altrimenti resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo”.

Ha poi chiesto di pregare per i migranti, “per gli ultimi che gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono. Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto. Sono torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione – ha aggiunto – sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga”. Da qui la volontà di pregare per loro: “O Dio, Padre di tutti gli uomini, per te nessuno è straniero, nessuno è escluso dalla tua paternità; guarda con amore i profughi, gli esuli, le vittime della segregazione, e i bambini abbandonati e indifesi, perché sia dato a tutti il calore di una casa e di una patria, e a noi un cuore sensibile e generoso verso i poveri e gli oppressi”. Riservando del tempo per pregare anche per i soccorritori attivi nel Mediterraneo: rivolgendosi a loro Bergoglio ha aggiunto, “Signore Gesù, benedici i soccorritori nel Mar Mediterraneo, e fa crescere in ciascuno di noi il coraggio della verità e il rispetto per ogni vita umana”.

Daniele Orlandi

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