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Nello sconcertante mondo dei serial killer

Nello sconcertante mondo dei serial killer
Nello sconcertante mondo dei serial killer
Nello sconcertante mondo dei serial killer
Gennaio 04
13:44 2019

Su questa stessa testata giornalistica, ho già avuto l’onore ed il piacere, d’intervenire su tanti altri argomenti, tutti comunque attinenti alla sicurezza, alla giustizia, alla legalità ed alla criminologia. In questo caso, anche alla luce della partecipazione a nuovi studi universitari in materia, voglio tornare sull’argomento trattato in altre circostanze, relativo al mondo dei serial killer, ringraziando ancora una volta il Direttore del giornale per lo spazio che ha ritenuto concedermi. Chi sono, come agiscono, perché uccidono e perché vengono definiti appunto criminali seriali, a differenza di tanti altri criminali, che comunque si sono resi o si rendono responsabili anch’essi di omicidi, anche efferati, ma commessi con modalità e motivazioni totalmente diverse.

Serial Killer, è una definizione usata per la prima volta negli anni ’70 del XX secolo negli Stati Uniti, dal profailer Robert Ressler in occasione di numerose circostanze di criminali che si resero responsabili di pluriomicidi, come nel caso relativo a Ted Bundy, al quale vennero attribuiti almeno 30-35 omicidi ai danni di giovani donne, negli Stati Uniti tra il 1974 e il 1978 eforse anche ulteriori uccisioni, risalenti al decennio precedente. Bundy, era ritenuto un uomo affascinante, caratteristica questa che naturalmente sfruttava per coinvolgere le sue vittime, ma non è in questa sede che intendo entrare nei dettagli del singolo criminale.  

Questo genere di assassini, si distingue dagli altri delinquenti, per alcune modalità o caratteristiche mediante le quali compiono le uccisioni, che comunque avvengono sempre con pause di raffreddamento nel tempo, che possono variare dai pochi giorni, a mesi, siano addirittura ad anni, diversamente dal modus operandi di altri assassini che commettono pure omicidi plurimi, come ad esempio le stragi o gli omicidi di massa, che pur uccidendo una molteplicità di individui, vede modalità di esecuzione diverse. Un esempio di quest’ultimo genere di omicida, può essere il caso dell’uccisione multipla avvenuta per mano del carabiniere Luigi Capasso a Latina, mesi addietro, il quale, ha tentato di uccidere prima la moglie, uccidendo invece le due figlie nel sonno per poi suicidarsi. Questa vicenda comunque sconcertante, estrema ed aberrante, e purtroppo non unica in Italia e nel mondo, la si può invece considerare come una ”mass murder family”, uccisione di massa familiare. 

Tornando al “modello” del nostro serial killer, durante le pause di raffreddamento, cioè, tra un’uccisione ed un’altra, può condurre una vita apparentemente normale, continuando tranquillamente il suo lavoro e mantenendo le sue  relazioni quotidiane con insospettabile apparente serenità.

Questo genere di criminali, si distingue inoltre per altre particolari caratteristiche, che lo inquadrano tuttavia in un pluriomicida, di natura compulsiva.

Uccide, come detto, con una certa regolarità nel tempo, che può variare, accorciandosi nei cicli, a mano, a mano che il criminale prende sicurezza di sé, trovando al contempo sempre maggiore stimolo e piacere dalle sue azioni e con unmodus operandiche si può definire caratteristico, colpendo soggetti spesso totalmente estranei, o apparentemente tali. 

L’azione è in molti casi priva di movente e generalmente risulta collegata a traumi della sfera emotivosessuale, maltrattamenti e sevizie subiti nella prima infanzia.

I serial killer, risultano essere per il 90%  di sesso maschile, e caratterizzano le loro azioni, mediante coinvolgimento fisico, armi bianchearmi da fuoco, strangolamenti, o comunque utilizzando qualsiasi altro oggetto che possa essere impiegato come arma. Sono spesso presenti episodi di necrofilia, cannibalismo, feticismo, depezzamento ed occultamento dei cadaveri. Alcuni criminali seriali, non sono capaci di conquistare una donna e di creare una relazione affettiva e sessuale e per questo, una volta ucciso il loro bersaglio, non di rado, affetti da particolare perversione parafiliaca, raggiungono l’orgasmo, mediante rapporti sessuali compiuti sul  cadavere, quasi come in una sorta di rivalsa nei confronti di sé stessi e del mondo intero. Atti che possono consistere in omosessualità o eterosessualità, compiuti sullo stesso cadavere, conseguenza della loro uccisione. Episodi del genere, sono avvenuti addirittura nei confronti di madri uccise dai loro stessi figli. Edmund Kemper, detto anche Big Ed, ne è un caso specifico, di cui mi riservo di parlarne e di redigere un criminal profiling nei prossimi miei interventi.  

Ponendo la lente d’ingrandimento sui serial killer al femminile, si può osservare che questi sono in genere motivati da ragioni economiche o di guadagno, premeditano e “studiando al tavolino” le loro azioni, avvelenando o strangolando le loro vittime, ma facendo uso anche di strumenti come asce e martelli, colpendo anche nel sonno le loro vittime.

I due sessi, a livello psicologico agiscono per ragioni a volte molto diverse tra loro, ma comunque quasi sempre legate a pulsioni verso l’esercizio del poteree/o sessuali, presentando non di rado, connotazioni sadiche.

I serial killer, sono di frequente caratterizzati da una sensazione di inadeguatezza e da un basso livello di autostima, come accennato poc’anzi, correlati spesso a traumi infantili (umiliazioni, abusi sessuali), ma anche a condizioni socio-economiche particolari, nelle quali non di rado, sono osservabili l’aver vissuto con genitori dediti all’uso di alcol e sostanze psicotrope, ma anche collegati a varie forme di crimine.

I serial killer, traggono dalle loro azioni compensazione alle loro psicopatie, ricevendo da queste, sensazione di potenza, di riscatto sociale e per questo, non è rara la sfida che mettono in campo con gli investigatori incaricati delle indagini, entrando in alcuni casi letteralmente in competizione con loro.

Un altro elemento che contraddistingue inequivocabilmente questa categoria di criminali, è l’incapacità di provare empatiacon la sofferenza delle proprie vittime, presentando psicopatia e sociopatia associata al sadismo e tortura della vittima, traendo da questi fattori, piacere che aumenta di vittima, in vittima, a mano a mano, che il criminale diviene sempre “più esperto” e per questo più sicuro delle sue azioni. Agisce di solito, ad una certa distanza dai luoghi dove vive e risiede e dove può tranquillamente rimanere inosservato agli occhi della gente, mentre per gli altri, appare il tranquillissimo ed insospettabile  vicino di casa.

Secondo la teoria così detta della “Triade di MacDonald”, comunque molto discussa, i serial killer, mostrerebbero uno o più segnali di avvertimento, risalenti in ogni caso all’infanzia, che consistono nell’appiccare incendi, in azioni di crudeltà e tortura nei confronti degli animali, nonché sofferenti di enuresi, per meglio intenderci, orinare nel letto.

Non esiste un’età definita in cui un serial killer entra in azione. Si osservano casi già a 16 anni, a 40, a 50 e a 60 anni ed oltre, come non esiste un periodo definito di raffreddamento e di frequenza delle azioni, come pure non esiste un arco temporale definito in cui il criminale agisce.

Negli anni ’80 del 1900, l’FBI sosteneva che ogni giorno almeno 50 criminali seriali negli USA sarebbero stati attivi e che comunque non riuscivano ad essere assicurati alla giustizia – dato comunque contrastante con altre teorie e studi che si sono avvicendati nel tempo, ma che ritengo opportuno riportare in questa sede, dovuti anche a paesi più emancipati e quindi alla possibilità di utilizzo di migliori tecniche d’investigazione e conseguenti dati più certi sull’attività dei serial.

Numerosi studi ci riportano nella storia, a possibili probabili omicidi seriali già nell’epoca romana, in quella medioevale ed in quella degli anni più recenti, in cui i persecutori venivano definiti  Lupi mannari e vampiri, dando seguito ad una commistione tra credenze, storie dell’Horror ed una sorta di leggende intrise di mistero.

CriminologiFBI(Federal bureau of Investigation) identificano i serial killer in due distinte categorie:organizzati e disorganizzati.

Quelli organizzati,sono ritenuti lucidi, intelligenti. Pianificano attentamente i crimini con alto livello di controllo sull’andamento del delitto, presentando conoscenze specifiche sui metodi d’indagine della polizia, che utilizzano anche a loro favore allo scopo di occultare scientificamente le prove. Seguono l’andamento delle indagini a volte anche collaborando apparentemente con gli investigatori; gli omicidi sono da essi intesi come progetti di alto livello. Risultano ben inseriti nella vita sociale ordinaria, con gli amici, eventuali amanti e addirittura nella loro famiglia. L’arma utilizzata sulla scena del crimine, sarà naturalmente accuratamente asportata dal luogo del delitto ed occultata o disfatta abilmente.

Quelli disorganizzati, sono invece considerati impulsivi, uccidendo senza pianificazione, presentando un basso livello culturale ed uno scarso quoziente d’intelligenza. Non sono metodici e non occultano le tracce, (sebbene siano talvolta in grado di sfuggire per qualche tempo alle indagini, principalmente per il fatto di spostarsi velocemente e grazie alla natura intrinsecamente “disordinata” del loro comportamento nei lunghi archi temporali che separano gli accadimenti). Svolgono una vita sociale ed affettiva estremamente carente, presentando anche qualche forma di disturbo mentale. Per compiere i loro crimini, utilizzano oggetti trovati sul luogo del delitto, che solitamente saranno lasciati pure sul posto, con evidente presenza di tracce quali impronte latenti, sangue ed altri elementi  utili a ricondurre ad essi le loro azioni criminali.  

Ma veniamo ora alle motivazioni e pulsioni, dalle quali un criminale seriale generalmente può essere mosso e che sono distinte in precise categorie.

Visionari/allucinati: non è necessariamente frequente che abbiano disturbi mentali importanti, per esempio schizofrenia. In qualche raro caso, tuttavia, un serial killer può corrispondere a questo stereotipo e letteralmente uccidere “seguendo le istruzioni di voci nella sua testa” o come conseguenza di esperienze di tipo allucinatorio.Herbert Mallen, ad esempio,massacrò tredici persone asserendo che una voce gli diceva che questo sacrificioavrebbe salvato la Californiadal terremotoEd Gein pensava di poter preservare l’anima di sua madre mangiandoil corpo di donne che le assomigliavano fisicamente.

Missionari, omicidi rituali e Muti Murders

Questi omicidi sono intesi come una missione. Ad esempio, letteralmente “ripulire la società” da una certa categoria, come prostitute, o membri di determinati gruppi etnici, fanatici religiosi, politici. Questi killer, sono soliti lasciare messaggi con il fine di rivendicare e motivare le proprie azioni ed in alcuni casi pensano addirittura di ricevere dei poteri magici dalle uccisioni commesso.

Edonistici:uccidono con il solo scopo di provare piacere, amano cacciare la vittima, (quest’ultimo fattore ci riporta allo stalker,  ma che a differenza dal seriale, prende solitamente di mira un’unica vittima), torturare e violentare; sono sadici, necrofilicannibalie possono trovare anche piacere  di natura sessuale nello sparare a coppie appartate. A tal proposito, il riferimento potrebbe riportarci indietro nel tempo, sino alla famosa e tristissima storia del “mostro di Firenze”, a mio parere, ad oggi tutt’altro che completamente risolta.

Dominatori: esercitano il loro potere sulle proprie vittime, traendone per questo autostima, (inconsciamente o consciamente), in una sorta  di compensazione degli abusi subiti dal killer stesso nell’infanzia o nella vita adulta.

Angeli della morte:Sono detti anche angeli della misericordia. Agiscono in ambito medico, ed anche in questo caso, in Italia abbiamo avuto delle vicende eclatanti, saltate alle cronache dei media. Iniettano sostanze letali ai pazienti di cui si prendono cura. Sono soliti dichiarare di agire nella convinzione di liberare le loro vittime dalle sofferenze, le quali presentano a loro parere, malattie terminali ed irreversibili, ma in realtà sono mossi dal desiderio di decidere della vita e della morte altrui. Ciò è provato dal fatto che non poche delle loro vittime siano poi risultate in condizioni di salute non così gravi al momento dell’omicidio. Le vittime sono indistintamente neonati, bambini, anziani o invalidi. Ci sono casi, in cui i pazienti non vengono uccisi, ma posti deliberatamente in pericolo di vita, per poi salvarli e guadagnare in questo modo l’ammirazione dei colleghi.

Motivati dal guadagno :La maggior parte degli assassini, che agiscono per ottenere dei vantaggi materiali (per esempio a scopo di rapina) non sono in genere classificati come serial killer. Tuttavia, esistono casi limite che sono considerati comunque tali. Marcel Petiot, per esempio, era un serial killer che agì in Franciadurante l’occupazionenazista. Dapprima medico, induceva i suoi pazienti alla dipendenza da droghe, poi, nel periodo dell’occupazione nazista, si spacciava per un militante della resistenza, attirando ebreibenestanti nella sua casa, convincendoli che li avrebbe aiutati a fuggire dal paese, per poi ucciderli e derubarli di ogni loro avere. Nei suoi ben 63 omicidi, Petiot sembra ottenne però, solo qualche decina di borse, vestiti e qualche gioiello. La sproporzione fra il numero di vittime e il bottino materiale che Petiot ne ricavò fanno certamente supporre un substrato morboso di altro genere.

Vedove nere: la maggior parte dei serial killer donne rientra in questa categoria. Esse sposano uomini ricchi e, dopo essersi appropriate in un modo o nell’altro, dei loro beni, li uccidono, solitamente somministrando loro veleni, o simulando degli incidenti domestici. Il riferimento a questa categoria di criminali, è ripreso dal famoso ed omonimo ragno. Infatti, il maschio di vedova nera, (del genere Latrodectus), viene solitamente divorato dalla femmina, sessualmente matura, dopo l’accoppiamento.

Altre possibili motivazioni:i serial killer di questo genere, possono presentare  pulsioniparafiliache diverse, tra cui la pedofilia, il cannibalismo, il vampirismo, la castrazione e la coprofagia (ingoiare escrementi), ma anche proprie di più di una di queste categorie, e che possono quindi venire assegnati contemporaneamente all’una ed all’altra.

Detto questo, credo di aver fatto una panoramica abbastanza semplice, sintetica e generale sulla figura di un serial killer e cosa lo differenzia da altri criminali che pur possono uccidere una o più persone. 

Non vuol essere certo una lezione di criminologia, poichè peraltro ho solo spolverato alcuni degli elementi più importanti, più comuni e semplici per far comunque comprendere cosa sia e chi sono questa categoria di criminali. I quali, come è certamente stato facile intuire, molto spesso sono solo mossi da parafilie e comunque anormalità psichiche, più che da ragioni potenzialmente plausibili e “logiche”, che li conducono ad effettuare azioni seriali a volte impensabili ed ingiustificabili, così da avere modo di esaminare e forse comprendere con un pizzico di facilità in più, alcuni serial killer di varie epoche e nazionalità, nonchè di genere, sui quali mi riservo d’intervenire, prossimamente su questo stesso quotidiano telematico.

Dott. Remo Fontana Criminologo- Vice Comandante Polizia Locale di Civitavecchia

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