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L’indulgenza del nostro scontento

L’indulgenza del nostro scontento
Marzo 27
18:18 2020

Questa è la Quaresima del mondo. Questo è il tempo del sacrificio. La pioggia, la piazza vuota ed un vescovo appena incurvato che cammina da solo avvicinandosi a passi lenti alla Croce. Il cielo scuro e la solitudine sembrano essere lo specchio della nostra umanità. I suoi passi, già stanchi, ripercorrono tutti i peccati che travolgono il mondo come una tempesta, quei peccati dai quali l’uomo non può salvarsi senza l’aiuto di Dio (non c’è indulgenza reale senza Confessione sacramentata). Non fa paura soltanto la morte dei corpi che quotidianamente ci viene raccontata, ma lascia sgomenti la fine delle anime e il silenzio di coloro scelti da Dio per condurle sul giusto cammino. Ed ecco allora che la strada si è fatta scivolosa perché lastricata di false verità e dell’allontanamento dalla reale dottrina.

Il Dio Trinitario, la vera Chiesa cattolica apostolica romana, Colei che riconosce come autentico ed unico figlio di Dio solo Gesù, il Cristo nato da Maria Vergine proclamata regina di tutto l’universo e corredentrice insieme con Suo figlio, questa Chiesa pesa ora come un macigno luminoso sulle scelte di noi uomini. Dio non abbandona il mondo ma oltre a sostenerlo e a rafforzarlo spesso lo ammonisce. Non è lui che deve svegliarsi, ma siamo noi a dover uscire urgentemente dal torpore che ci avvolge. I nostri cuori sono stati ingannati dalle leggi che seguiamo e che, convinti della nostra libertà, non sono più quelle immutabili del cielo.

Ci ritroviamo così a chiedere perdono ma abbiamo dimenticato in questo oblio la formula giusta per farlo. Dio ci aveva lasciato la sua preghiera più bella e noi abbiamo avuto il coraggio, sfidandoLo, di trasformarla. “E non indurci in tentazione, ma liberaci dal male”. Chiediamo allora a Dio di non lasciarci slittare sul pavimento scivoloso della prova e di non permettere che nessuno Lo offenda. Letteralmente il testo greco dice: liberaci, strappaci via dal demonio, dal maligno, che va in giro cercando chi divorare.

La piazza è vuota, sembra non ci sia nessuno ad adorare il Santissimo esposto con tutta la sua magnificenza ed umile potenza. Ai cristiani non è possibile accostarsi nemmeno al sacramento della Comunione e questa è forse la penitenza più grande. Il precetto pasquale ci ricorda anche l’importanza, quasi totalmente dimenticata, dell’inumazione manifesta, “primizia di coloro che dormono”, in riferimento ai morti il cui corpo, per unione mistica del cattolico con Cristo, dovrebbe essere deposto in una tomba e non bruciato per mancanza di posti o di igiene in tempo di pandemia.

Sì, è una tempesta quella nella quale ci ritroviamo e la luce improvvisa dei fulmini e il buio sono il prodotto della nostra millantata libertà. Non è però con il nostro silenzio che l’ira di Dio si placherà. Dobbiamo ritornare sulla strada della vera luce e aprire finalmente gli occhi. Chiediamo aiuto alla Madonna aggrappandoci il suo manto celeste perché sappiamo che il Suo cuore immacolato è salvezza per il mondo.

L’essere cristiano non è quell’uomo che fa il meglio possibile, ma quell’uomo che fa l’impossibile per amore della grazia di Dio .

Fabiana D’Urso

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