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L’importanza del rispetto delle norme di comportamento nella circolazione stradale

L’importanza del rispetto delle norme di comportamento nella circolazione stradale
agosto 11
13:31 2018

“Era lunedì 06 agosto 2018, quando sul raccordo autostradale di Casalecchio A1-A14, si verificava uno spaventoso incidente stradale. Il conducente di un’autocisterna contenente GPL, per motivi ancora in corso di accertamento, piomba con il suo mezzo, senza apparentemente minimamente frenare, su altri veicoli incolonnati e praticamente fermi sulla semi-carreggiata stradale. Dalla violenta collisione ne scaturisce un immediato incendio, il quale, dopo pochi attimi, da luogo ad una violentissima quanto mai impressionante deflagrazione.

Poteva essere davvero un’ecatombe, fortunatamente il bilancio è stato di un solo morto, il conducente del mezzo pesante e circa 145 feriti, più o meno gravi, ma indicati dalle cronache dei media come non in pericolo di vita. Seppur nel gravissimo disastro, la fortuna o per chi crede, nell’intervento della mano Divina, hanno avuto la loro parte, poiché, visto il luogo, circondato anche da abitazioni ed uffici e l’impressionante esplosione che ha provocato una fortissima onda d’urto spingendo lontano le fiamme, il bilancio poteva essere ben più grave.

Subito dopo, c’è stato chi si è affannato a giustificare il fatto che i mezzi pesanti vengono regolarmente e rigidamente controllati, sia per quanto concerne i documenti del veicolo stesso, vuoi per quanto riguarda i documenti di guida del conducente, ed ancora per quanto concerne i dispositivi di protezione e di sicurezza, specie per quanto riguarda i mezzi che trasportano merci pericolose di vario genere e le varie autorizzazioni necessarie al loro trasporto.

In proposito, i latini usavano questa locuzione: “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. In poche parole una sorta di  Scusa nonrichiesta, che equivale ad accusa manifesta; insomma, come dire, “chi si scusa si accusa”.

Voglio solamente dire che probabilmente non basta controllare solamente i documenti del veicolo e del conducente o verificare lo stato degli pneumatici del mezzo, perché si possa pensare che tutto è a posto e che nulla potrà accadere.

Secondo le direttive europee, entro il 2030 il 30% delle merci dovrebbe viaggiare su rotaia, ma l’Italia, come per tante altre circostanze, sembra sia anche in questo caso, il fanalino di coda dell’U.E., con appena il 6% delle merci che vengono trasportate su rotaia e con un trend in calo negli ultimi anni, rispetto al trasporto su gomma.

“I mezzi con targa italiana, tra camion e tir, che attualmente percorrono le strade della penisola trasportando materiali potenzialmente letali sono circa 78 mila. In totale, i mezzi pesanti presenti sul territorio si aggirano sui 4 milioni. Secondo l’Eurostat, nel 2017 i trasporti di merci pericolose, soprattutto infiammabili come diesel, benzina, cherosene, solventi e vernici, è nettamente aumentato. È stato calcolato che ogni giorno sulle nostre autostrade circolino circa 10 mila potenziali bombe. Una cifra impressionante: 10 mila mezzi sottoposti a duri controlli e dettagliatamente regolamentati dall’accordo internazionale Adr, siglato per la prima volta negli anni ’50 e aggiornato ogni due anni per andare incontro all’esigenza di spostamento di materiali sempre più innovativi.”“Tutt’oggi, comunque, come riposta La Stampa, solo circa il 30% dei guidatori di autocarri dispone del certificato Adr. Multe severe, secondo le aziende, che vengono controllate su strada con una possibilità dell’8%, percentuale di molto superiore a quella di un normale automobilista; controlli che la polizia stradale opera anche in accordo con l’Unione Europea che obbliga un minimo annuo di controlli a campione. La circolazione di tir e camion in realtà quindi è rigidamente regolamentata, ma al posto di guida troviamo pur sempre un essere umano, che potrebbe commettere errori fatali o che quelle regole potrebbe anche aggirarle o addirittura ignorarle.” (Fonte: https://www.agi.it/cronaca/incidente_bologna_borgo_panigale_tir_a14-4245788/news/2018-08-07/)

Ecco, giusto, al posto di guida troviamo pur sempre un essere umano! Un essere umano che può avere un malore improvviso, un colpo di sonno, una semplice distrazione, una distrazione dovuta all’accensione di una sigaretta, all’utilizzo improprio di telefoni, tablet, apparati RTX, lettura di giornali durante la guida, oppure dovuta ad un caso fortuito, come la caduta di un mozzicone di sigaretta tra le gambe, all’entrata improvvisa nella cabina di guida di un insetto, utilizzo  di alcol e sostanze stupefacenti e chi più ne ha, più ne metta, ma anche per il fatto di non essere così attento alle norme di comportamento durante la guida, compreso il rispetto del limite di velocità.

Un autoveicolo per trasporto merci di massa complessiva a pieno carico superiore a 12 tonnellate, (un tir a pieno carico ne pesa circa 44), in autostrada dovrebbe viaggiare ad una velocità massima di 80 km/h. Non voglio essere critico o polemico, ma personalmente mi sono trovato tante volte a superare questo genere di mezzi, che viaggiava bel oltre quel limite.

Detto quanto al punto precedente, a secondo delle condizioni della strada e che questa sia asciutta o bagnata, considerando i tempi di reazione, per effettuare una frenata al conducente di un tir che viaggia a 100 km/h, senza riportare le apposite formule, occorrono mediamente circa 124 mt., ammesso che gli pneumatici ed i sistemi di frenatura, siano in buone condizioni ed efficienti.

Ci vuole pertanto molto poco a capire il pericolo che viaggia sulle nostre strade ogni giorno, senza nulla avere contro i conducenti dei mezzi pesanti, i quali sicuramente sono assoggettati ad un lavoro estenuante e pesante e che però proprio per questo, in alcuni casi possono rappresentare un vero e proprio pericolo ed il recente episodio di Bologna, ne è solamente l’ultimo epilogo.

Allora, che fare? Questa è la  domanda fatidica che pongo e mi pongo, ogni qualvolta c’è un problema ed in questo caso, il problema è quello della pubblica sicurezza ed incolumità della circolazione stradale, cosa non certo da poco!

Fermo restando i controlli e l’utopia dell’incremento a breve del trasporto merci su rotaia, ritengo quanto mai necessario rivedere soprattutto l’epoca di immatricolazione dei tanti automezzi con particolare riferimento a quelli adibiti al trasporto di merci pericolose, ma anche d’individuare l’adozione obbligatoria di sistemi di sicurezza di nuova generazione.

Non sono un tecnico e qualcuno mi potrebbe correggere o smentire, ma mi viene da pensare a quel sistema che mediante una telecamera o un radar inserito nel cofano, riconosce il pericolo e provvede, sia ad allertare mediante l’attivazione di un cicalino il conducente del mezzo e contemporaneamente a rallentarne automaticamente la sua andatura, per poi provvedere, nel caso l’autista non azioni i freni per qualsivoglia ragione, ad esercitare automaticamente la frenata.

A mio modesto parere, questo può essere un sistema, che non credo abbia costi così elevati, ma necessario ad evitare tante stragi e catastrofi dovute purtroppo all’errore e alla distrazione umana, ma anche come detto, a possibili malori improvvisi o alla trasgressione di norme di comportamento durante la guida di un veicolo, che mettono a repentaglio la salvaguardia della vita umana.

Vorrei inoltre cogliere l’occasione, per introdurre un altro problema, forse come sempre tutto italiano e per meglio dire, dei comuni italiani.

Già, i comuni! Ormai da anni, i comuni non godono più dei trasferimenti dei fondi da Stato e regioni. Non entro nel merito dei cambiamenti normativi, ma certamente da altrettanti anni, i comuni per poter erogare servizi ai loro cittadini, hanno la necessità di inserire nei loro bilanci le varie tasse comunali, che come ben sappiamo, variano molto spesso da un comune all’altro, nel range delle aliquote previste dalle specifiche leggi e delle scelte politiche del singolo ente.

Non di rado, tanti comuni in difficoltà, realizzano la quadra  dei loro bilanci con la previsione delle entrate dei proventi delle sanzioni per le violazioni al Codice della Strada, anche mediante l’utilizzo di nuove strumentazioni tecniche, ponendo particolare attenzione alle soste irregolari dei veicoli, che seppur in taluni casi, possono certamente creare intralcio alla circolazione veicolare, in tanti altri, diviene  solo un sistema per fare cassa, nello sdegno di tanti cittadini che non sono soliti trasgredire il Codice, ma che magari hanno effettuato solamente una causale e brevissima fermata per scaricare la borsa della spesa, ed hanno avuto la sfortuna d’incappare in meccanismi che non ammettono discrezionalità.

Ecco la domanda: perché questa introduzione di questo secondo argomento?

Di solito, non faccio e non scrivo nulla a caso ed il primo argomento, quello dei mezzi pesanti, ha comunque delle attinenze anche con questo.

Premetto di essere un fermo sostenitore del rispetto di norme e regole, seppur nella mia indole repressiva, in quanto intollerante delle inciviltà in genere, ho appreso nel tempo anche l’arte dell’azione di prevenzione, che come uso sempre affermare, prevenire, è certamente meglio che curare, ammesso che in alcuni casi si possa  essere ancora in grado ed in tempo a curare.

Ma, veniamo al dunque. Tutto giusto, le soste irregolari vanno sanzionate, anche se in molti casi, i comuni dovrebbero rivedere alcuni vecchissimi divieti che stanno lì non si sa per quale motivo o volontà, o meglio ancora, non hanno motivazione di esistere, ma imposti, da quella o quell’altra amministrazione nel corso degli anni, a seguito di richieste o necessità varie, nelle quali ovviamente non entro nel merito; ma è comunque facile fare cassa con la sosta, anche a seguito della gravissima carenza di parcheggi nelle città e se vogliamo dirlo, anche a causa di chi non vuole fare un passo in più a piedi, pretendendo di entrare praticamente con la sua auto nel negozio ove si deve recare a fare gli acquisti.

Tuttavia, in molti casi, le soste irregolare, a parte quelle in doppia fila, sulle strisce pedonali e sui marciapiedi, in genere non  comportano gravi o immediati pericoli per la circolazione stradale, almeno non tanto quanto, il mancato rispetto delle norme di comportamento da parte dei conducenti dei veicoli.

Già, le norme di comportamento. Sono proprio quelle dalle quali ne derivano incidenti stradali di varia gravità, anche e soprattutto nei centri abitati.

Ma di cosa stiamo parlando?

Beh….quasi tutti oggi, siamo in possesso di una patente di guida, che per il suo rilascio, avremmo dovuto sostenere appositi corsi e superare altrettanti adeguati esami, ma che una volta conseguita, sembra ci faccia dimenticare, o forse facciamo finta, di tutte quelle regole e quei comportamenti che dovremmo adottare quando ci troviamo alla guida di un veicolo, ma anche in qualità di pedoni, quando ogni giorno per diletto, per lavoro o altro, siamo costretti ad affrontare la giungla della strada. Fonte di mille pericoli, che in tanti casi si potrebbero evitare, qualora solamente ognuno di noi, rispettasse quelle regole fondamentali del Codice della Strada, che poi sono riferibili a quelle della più elementare civica convivenza.

A tal proposito, mi permetto di fare un appello a tutte le forze di polizia. Giusto sanzionare chi è in sosta vietata, ma altrettanto giusto e di fondamentale importanza,(e qui veniamo alle famose norme di comportamento), sanzionare chi non dà la precedenza, chi non si ferma al segnale di stop, chi oltrepassa il semaforo che proietta luce rossa nella sua direzione, chi sorpassa l’autobus nel centro urbano, chi non dà la precedenza dovuta nelle rotatorie, chi si rende responsabile di sorpassi azzardati in presenza di intersezioni stradali, chi non dà la precedenza ai pedoni sulle strisce pedonali, chi non usa le cinture di sicurezza, chi fa uso del cellulare durante la guida   e così via. Non dobbiamo aspettare il verificarsi dell’incidente stradale, per andare alla ricerca delle cause e poi sanzionare chi ha sbagliato, ammesso che si riesca a ricostruire i fatti. E certamente, quando un incidente si è verificato, salvo rarissimi casi riconducibili ad inconvenienti tecnici, qualcuno non ha rispettato una regola, altrimenti non sarebbe accaduto.

Allora, l’invito da parte della pattuglia del momento, (quella che ha visto il consumarsi della violazione davanti ai suoi occhi), e nell’immediatezza, al conducente del veicolo che ha effettuato una di queste gravissime violazioni a fermarsi ed a contestare ad esso la relativa sanzione redigendo il verbale del caso, può sicuramente essere il modo più corretto per educare e prevenire tantissimi incidenti stradali che si verificano ogni giorno nelle  città e dai quali ne derivano tanti, troppi feriti, ma anche decessi. Solo l’immediatezza e la certezza della pena, per meglio dire sanzione nel più dei casi, a mio modesto parere, possono dare i giusti frutti e favorire una corretta attività di prevenzione. Quando si sparge la voce, che se una qualsiasi pattuglia di polizia, ti “becca”, vieni sanzionato subito sul posto, probabilmente il luogo e voce comuni, diventano quelli di fare attenzione e con ciò si può sicuramente raggiungere l’obiettivo di cui sto parlando.

Sono fermamente convinto, che in una sinergia tra forze dell’ordine che presti prioritaria attenzione a questo genere di violazioni, si può arrivare molto presto a ridurre le casistiche d’incidentalità ed il conseguente numero delle vittime.

E forse, nel caso dei comuni, questi avrebbero comunque i loro introiti e magari anche qualcosina in più, visto che le sanzioni pecuniari per le casistiche sopra citate, sono ben più pesanti del divieto di sosta, ma incassati sicuramente per una causa molto più giusta, che è poi quella della sicurezza della circolazione stradale in generale e della tutela della vita umana”.

Dott. Remo Fontana 

Criminologo

Ufficiale della Polizia Locale di Civitavecchia

 

 

 

 

 

 

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