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Lasciare l’Italia per studiare in Danimarca dove non si pagano le tasse universitarie e la disoccupazione è minima la bella storia di Luca Milani

Lasciare l’Italia per studiare in Danimarca dove non si pagano le tasse universitarie e la disoccupazione è minima la bella storia di Luca Milani
febbraio 08
15:51 2018

Pubblichiamo con piacere l’articolo di Luca Milani un ragazzo italiano originario di Fiumicino che studia in Danimarca Ingegneria Meccanica. A voi il suo racconto e le vostre considerazioni sull’Italia paese per i non giovani purtroppo.

“È iniziato tutto durante il quinto anno di liceo scientifico. Ero un ragazzo comune e senza grandi aspettative dalla vita, andavo bene a scuola ma non mi ero mai fermato a pensare seriamente a cosa avrei voluto fare dopo. Insomma ero in quel periodo di indecisione tipico dei maturandi che devono fare una scelta la quale potrebbe cambiare la loro vita. Mi piacevano le materie scientifiche come matematica e fisica e mi sarebbe piaciuto approfondirle all’università, ma sapevo bene che un laureato in una delle due non avrebbe avuto sbocchi lavorativi in Italia, per cui stavo pensando di iscrivermi ad ingegneria meccanica. L’idea di vivere e lavorare nel nostro paese non mi ha mai entusiasmato: mi è sempre stato “stretto”.

Un freddo giorno di gennaio navigavo sul web senza una meta precisa e mi sono imbattuto in un articolo online che parlava di un’esperienza erasmus in Danimarca. Interessato dall’argomento ho approfondito la questione ed ho trovato altri articoli che spiegassero quanti vantaggi aveva il paese rispetto all’Italia, soprattutto in ambito universitario e lavorativo. Si parlava di un tasso di disoccupazione al 5.7% (Eurostat agosto 2017), stipendi medi netti di €2600 (Numbeo), e sussidi per studenti.

La notizia che forse mi ha convinto di più è stata quella relativa alle rette universitarie. Infatti le università in Danimarca sono completamente gratis, e l’unico costo da affrontare sono i libri di testo. Inoltre la maggior parte dei corsi sono offerti anche in lingua inglese (studyindenmark.dk), come se non bastasse il paese offre anche di corsi di lingua danese gratuiti aperti a tutti i residenti. Dopo aver letto tutto ciò mi è balenata in mente l’idea di andare a studiare all’estero.

C’erano dei requisiti da soddisfare per poter essere ammesso, ma non essendoci test d’ingresso è stato comunque più facile che in Italia. Vengono però richiesti dei voti minimi in alcune materie all’esame di maturità, nel caso di ingegneria meccanica matematica e fisica. Il secondo requisito era un certificato di lingua riconosciuto dall’ateneo (di inglese nel mio caso) con un punteggio minimo che attestasse l’abilità di seguire lezioni e dare esami. Ho conseguito l’esame di inglese a maggio, mentre a luglio, ovvero subito dopo l’esame di maturità, ho consegnato il certificato di diploma all’università. Una settimana dopo sono stato ammesso alla facoltà di ingegneria meccanica del Via University College a Horsens, una cittadina situata sulla costa orientale dello Jutland.

Sono stato felicissimo di partire ed andare a studiare all’estero perché riuscivo a vedere nuove prospettive e possibilità che in Italia non avrei mai potuto avere. Poco prima di partire mi sono attivato per la ricerca di un alloggio e la scelta più facile e veloce si è rivelata lo Student Village. Un vero e proprio residence per studenti situato proprio nel campus. Avrei anche potuto prendere un appartamento condiviso in centro, ma sarebbe stata una camera condivisa con meno privacy, senza contare che avrei dovuto pedalare per 2km ogni mattina per andare a lezione con un freddo glaciale tipico della stagione invernale.

Sin dalle prime ore di apprendimento notai una netta differenza tra il metodo di insegnamento danese e quello italiano. In questo paese si dà molta importanza all’aspetto pratico dell’apprendimento: la prima parte delle lezioni si insegna la teoria, mentre durante l’ultima parte, nonostante l’insegnante sia disposto a dare aiuto, gli studenti se la devono cavare da soli con gli esercizi. Inoltre durante ogni semestre vengono assegnati molti mini-progetti dove gli alunni si interfacciano con situazioni potenzialmente realistiche, ma lo scoglio più grande è il progetto del semestre. Come se non bastasse vi sono anche ulteriori attività in laboratorio dove ci viene insegnato ad utilizzare macchine per la lavorazione dei metalli proprio come dei tecnici.

Tutto ciò allo scopo di preparare i ragazzi all 100% all’ambiente lavorativo di un ingegnere senza dover acquisire maggior esperienza per essere assunti come succede in molti altri paesi.

Mi sono trovato veramente bene in questa piccola città, ho conosciuto molte persone e stretto nuove amicizie. L’unica preoccupazione che avevo riguardava le mie finanze. Ero infatti partito con un po’ di soldi da parte, ma i miei genitori mi aiutavano pagando l’affitto. Non volendo pesare sulle loro spalle mi sono messo alla ricerca di un impiego part time distribuendo curriculum nei locali in centro.

Sono stato abbastanza fortunato da essere assunto come lavapiatti in un ristorante italiano in centro, non era il lavoro migliore del mondo ma ero comunque molto contento perché avevo delle entrate. Tre mesi più tardi mi è stato offerto un posto presso un’azienda che si occupa di marketing a livello internazionale e gli occorreva personale di madrelingua italiana.

Il periodo migliore della mia avventura vichinga è stato proprio questo, infatti con questo nuovo lavoro avevo la possibilità di richiedere l’SU, un sussidio dedicato solo agli studenti europei che sono iscritti all’università e lavorano un minimo di 12 ore a settimana. Ammonta a circa €740 netti mensili che, integrati con lo stipendio, diventano quasi una paga da full-time.

Ovviamente ci sono anche lati negativi da affrontare, come l’alto costo degli affitti (soprattutto in città grandi come Copenaghen, Aarhus o Odense), del cibo, dei mezzi di trasporto, la cultura completamente differente da quella italiana, gli strambi piatti tipici, il clima rigido e piovoso e altre piccole cose.

Attualmente mi trovo molto bene, continuo il mio corso di laurea e lavoro part-time abbastanza da avere incassi soddisfacenti, anche se devo ammettere che è dura organizzare il tempo dello studio mentre si usano molte ore a settimana per lavorare. Nonostante ciò mi rintengo fortunato poichè ho avuto molte occasioni per vivere felicemente che tanti ragazzi non hanno potuto avere. L’unico merito che ammetto di aver avuto è il coraggio di prendere la mia vita e direzionarla dove scegliessi io, cosa che rimane difficile se si nasce in paesi come l’Italia”.

Luca Milani

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