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La sicurezza si fa tecnologica droni per la Polizia Locale e la Protezione Civile di Civitavecchia

La sicurezza si fa tecnologica droni per la Polizia Locale e la Protezione Civile di Civitavecchia
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La sicurezza si fa tecnologica droni per la Polizia Locale e la Protezione Civile di Civitavecchia
Aprile 17
23:54 2019

La sicurezza è anche la capacità di prevenire dei rischi. Questo termine ha due significati di derivazione anglosassone: security come sicurezza da atti esterni intenzionali terroristici o di pirateria; safety come l’insieme delle misure e dei dispositivi finalizzati a prevenire o ridurre gli infortuni in ambito lavorativo da minacce non dolose, si pensi ad un sistema antincendio. Questa mattina nella cornice della “Fiumaretta” è stato presentato il programma di safety e security attraverso l’utilizzo dei droni da parte della Polizia Locale e della Protezione Civile di Civitavecchia.

Tecnicamente l’utilizzo dei droni senza pilota si chiama APR o SAPR: Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto. Il termine inglese è UAV Unmanned Aerial VehiclesIl loro impiego nasce in campo militare per quelle missioni noiose, sporche e pericolose (dull, dirty and dangerous). Storicamente il primo drone fu il Kettering Bug un vero e proprio siluro aereo statunitense ideato nel 1918 mai utilizzato nei conflitti armati.

Negli Stati Uniti, tornando al nostro secolo, è stato redatto lo United States Air Force UAS Flight Plan 2009-2047, una sorta di programma strategico militare che terminerà nel 2047 con la sostituzione dei caccia con i droni.

Ora si è capito che i droni posso essere utilizzati in ambito civile per delimitare la zona di un incendio, per localizzare persone scomparse o naufraghi, per finalità logistiche, per contrastare l’abusivismo edilizio, per i rilievi di un incidente stradale, per portare medicinali o defibrillatori automatici. Si pensi all’utilizzo dei droni per l’attività di search and rescue (ricerca e soccorso) come per gli alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard dispersi sul Nanga Parbat questo febbraio. A volte però la mancanza di un piano di sicurezza può creare dei rischi alle persone, viene in mente il caso dello sciatore Marcel Hirscher sfiorato nel 2015 dalla caduta di un drone durante lo slalom speciale di Coppa del mondo a Madonna di Campiglio.

Undici le persone tra Polizia Locale e Protezione Civile che hanno conseguito l’attestato rilasciato dall’ENAC per pilotare un APR ( Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) per motivi professionali di peso non superiore ai 25 kg, oltre i 25 kg c’è un iter autorizzatorio più complesso che prevede una licenza. Quattro di loro invece hanno conseguito l’attestato di pilotaggio del drone nell’ambito di operazioni critiche (aree urbane, porti, autostrade).

Quando si usa un drone si deve distinguere tra operazioni specializzate non critiche ed operazioni specializzate critiche. Le prime prevedono un contatto visivo con il mezzo VLOS (Visual line of sight) ed il non sorvolo di aree sensibili. È richiesta per le operazioni specializzate non critiche una semplice dichiarazione all’ENAC. Invece per le operazioni specializzate critiche, sorvolo di agglomerati urbani ed infrastrutture critiche, è necessaria un’autorizzazione dall’ENAC .

L’altezza raggiungibile per un drone è di 150 metri, 70 metri nello spazio aereo controllato (CTR) e 30 metri nella zona di traffico di aeroporto (ATZ) dove decollano e atterrano gli aerei.

Ricordiamo come per pilotare un drone professionale con strumenti visivi video/fotocamera e sistema di ritorno autonomo occorre un attestato rilasciato dai centri di addestramento riconosciuti dell’ENAC a seguito di un corso di un mese ed una visita medica. Invece per gli aeromodelli di peso inferiore ai 300 grammi non dotati di aiuti visivi non è richiesto nessun attestato, ma in entrambi i casi è necessaria una targa ed una assicurazione.

Luca Scotto

(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

La mancanza di una preparazione tecnica e teorica può causare dei rischi nell’utilizzo dei droni

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