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La Compagnia Portuale di Civitavecchia dice NO alla trasformazione in S.p.a. delle Autorità di Sistema Portuale

La Compagnia Portuale di Civitavecchia dice NO alla trasformazione in S.p.a.  delle Autorità di Sistema Portuale
Gennaio 25
10:07 2019

“La Portualità Italiana sta vivendo in maniera esasperata l’inizio del nuovo anno, in preda al totale sbandamento politico-decisionale del duo Rixi-Toninelli. Sbandamento figlio della illogicità delle dichiarazioni che puntualmente vengono smentite il giorno seguente, con una naturale forma di disagio da parte di chi dovrebbe interpretarle. 

Sono ormai chiare le intenzioni di questo Governo: svendere i porti ai privati, distruggendo la più grande risorsa e l’unica, vera speranza di ripresa del Nostro Paese. Chiare, ma non troppo, perché se da una parte il vice ministro Rixi torna sui suoi passi, rivendicando il ruolo primario dei porti italiani, dall’altra appare chiaro lo scollamento con il sistema politico nazionale che, invece, la pensa in maniera diametralmente opposta.

Le conclusioni (a mio avviso profondamente sbagliate) con cui la Commissione UE ritiene che le Autorità di Sistema Portuale debbano essere equiparate ad imprese commerciali, e quindi tassate, stanno facendo da sponda alle volontà del viceministro Rixi di trasformare le stesse in S.p.A..

Non voglio scendere in tecnicismi giuridici (se ne occuperanno i supervisori della nostra Compagnia Portuale), né, al momento, voglio soffermarmi sulla manifesta illogicità rappresentata dalla “presunta” privatizzazione di fatto del demanio pubblico. Ad oggi ritengo sia sufficiente far sapere a Rixi, e all’esecutivo tutto, che noi portuali da tempo abbiamo compreso la volontà di questa classe politica di distruggere l’intero sistema portuale italiano. La scusa, patetica, dello snellimento burocratico, presumibilmente ha colto in inganno anche il Ministro Toninelli che, a quanto pare, non ha ben chiara la gravità di una rimodulazione del sistema porti. Non certo noi operatori che viviamo il porto 365 giorni all’anno. 

Con la semplicità di chi opera all’interno di uno scalo, mi permetto di spiegare al Ministro cosa vorrebbe fare il suo collega di governo, per meglio comprendere la gravità della vicenda.  La S.p.A., dopo esser stata costituita (da verificare la modalità), sarà obbligata a prendere decisioni, anche e soprattutto dal punto di vista infrastrutturale, guardando al proprio esclusivo vantaggio economico e patrimoniale.

L’interesse dello Stato verrà meno a favore di un nuovo mercato deregolamentato e del profitto di pochi.  Tutto questo porterà alla distruzione dell’attuale governance portuale e creerà, all’evidenza, numerose ed insormontabili problematiche a livello amministrativo e gestionale. 

Le imprese portuali saranno destinate a scomparire o ricoprire un ruolo marginale, con le banchine e gli spazi portuali che saranno assegnati esclusivamente ai grandi gruppi armatoriali, con buona pace della salvaguardia dell’occupazione e della dignità dei lavoratori. La trasformazione delle Autorità di Sistema Portuale in S.p.A. creerebbe l’anarchia gestionale-amministrativa e si arriverebbe alla sostanziale privatizzazione dei porti italiani, evenienza già decisa da tempo da chi realmente muove i fili del leghista Rixi.  La precedente Riforma, voluta e realizzata dal Ministro Delrio, certamente perfettibile sotto alcuni aspetti, ha avuto però il grande merito di comprendere (dopo varie audizioni con tutti gli stakeholders portuali, compreso il sottoscritto) che l’unico modo per rendere veramente competitivi i nostri porti è quello di metterli “a Sistema”.  L’Italia, infatti, geograficamente al centro del Mediterraneo, deve arrivare ad essere considerata come un unico porto di cui gli attuali scali marittimi rappresentano le singole banchine. Appare evidente che le volontà di Rixi, qualora venissero realizzate, condurrebbero a risultati diametralmente opposti: ciascuna S.p.A. non potrebbe far altro che adoperarsi per implementare i propri profitti, dando vita ad una guerra tra i porti italiani, “l’uno contro l’altro armato”. A beneficiarne, ovviamente, saranno gli scali più congeniali agli interessi dei governanti di turno, gli altri, invece, saranno destinati a morire lentamente. E quando muore un porto, muore tutta l’economia del territoriale.

Tutto questo è già stato stigmatizzato da A.N.C.I.P. (Associazione Nazionale Imprese e Compagnie Portuali) e dai Sindacati. E tutti insieme ribadiamo come le Autorità di Sistema Portuale sono e devono rimanere “ENTI PUBBLICI NON ECONOMICI DI RILEVANZA NAZIONALE”, ex art. 6 comma 5 l.n.84/94.

Spero di aver reso più chiara l’idea a Rixi e Toninelli, che, prima di trasformare le AdSP in S.p.A. e conseguentemente svendere i nostri porti, dovranno letteralmente passare sui cadaveri di noi portuali. E la storia insegna che non è mai stata una “passeggiata”.

Non è una minaccia, questa è una promessa.”

Enrico Luciani Presidente della Compagnia Portuale Civitavecchia

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