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Intervista al vescovo Luigi Marrucci

Novembre 16
17:35 2013

Una «conseguenza logica» per la quale, dopo aver «ricentrato» la nostra vita su Gesù Cristo, «andiamo a donarlo» ai fratelli. Così il vescovo Luigi Marrucci spiega la scelta di iniziare la visita pastorale nella diocesi al termine del cammino dell’Anno della Fede.

Una “conseguenza” che, domenica prossima, 24 novembre, sarà addirittura una “coincidenza” perché nella celebrazione eucaristica che si terrà alle ore 18 nel Duomo di Tarquinia, il vescovo concluderà ufficialmente l’Anno della Fede e darà inizio alla visita pastorale.

Lazio Sette incontra il presule alla vigilia di questo appuntamento per approfondire le iniziative in programma e ripercorrere il cammino dell’ultimo anno.

Monsignor Marrucci, volge al termine un anno bello e intenso per la Chiesa. La Diocesi lo celebrerà con una eucaristia domenica prossima nel Duomo di Tarquinia. Cos’è stato l’Anno della Fede e cosa ci lascia?

L’Anno della Fede è stata un’occasione della provvidenza perché ogni cristiano, in quest’epoca di relativismo, potesse rileggere la propria identità cristiana dentro la comunità ecclesiale. Credo sia fondamentale, di tanto in tanto, fermarci e guardarci dentro per verificare il comportamento che abbiamo e se corrisponde a ciò che siamo.  Il Battesimo ci ha reso figli di Dio: ma come viviamo questa filiazione divina?

Durante questo cammino la Chiesa ha vissuto l’avvicendamento tra Papa Benedetto e Papa Francesco in un modo inedito.

Papa Benedetto, con la rinuncia al servizio petrino, ha dato una dimostrazione di fede, di umiltà e di amore profondo alla Chiesa: accorgendosi che le forze fisiche venivano meno, ha ceduto il testimone a Papa Francesco in modo tale che lui fosse la guida, il nuovo Mosé, in questo non facile momento storico per la Chiesa e per i cristiani.

La Chiesa di Civitavecchia-Tarquinia si è impegnata a vivere quest’anno in momenti comunitari che hanno coinvolto a più riprese le parrocchie, i movimenti e le associazioni.

Ci sono state varie iniziative: alcune hanno riguardato esclusivamente i sacerdoti. I ritiri mensili, gli incontri di formazione e gli esercizi spirituali sono stati momenti nei quali, attraverso la Liturgia e i documenti del Concilio, hanno aiutato i presbiteri a riflettere sulla loro vita di consacrati e di testimoni del Vangelo.

Altri momenti poi hanno coinvolto la comunità diocesana, come ad esempio gli incontri denominati “Narrare la Fede”.  Sono stati sei incontri di catechesi su personaggi la cui fede è stata eroismo e martirio come nell’arcivescovo Oscar Romero e nel beato Pino Puglisi; oppure la fede è divenuta operosa nella carità in Madre Teresa di Calcutta o si è fatta testimonianza ed evangelizzazione nel beato Giovanni Paolo II. Infine due nostre sorelle civitavecchiesi – la beata Cecilia Eusepi e la focolarina Renata Borlone – ci hanno fatto comprendere come ai nostri giorni è possibile vivere la vita della fede nella ordinarietà dell’esistenza.

I santi, i beati non sono mai delle persone da ricopiare: è impossibile e forse sarebbe un appiattimento. Sono dei testimoni che ci narrano Gesù Cristo e ci dicono che è possibile seguirlo e farlo risplendere nella propria esistenza.

Ha scelto di iniziare la visita pastorale nella diocesi al termine dell’Anno della Fede, perché?

Mi è sembrato che fosse naturale conseguenza. La visita pastorale è l’incontro del vescovo, del pastore, con il popolo a lui affidato, sull’esempio di Gesù Cristo, buon pastore, che è venuto incontro all’uomo.

La fede professata, pregata e celebrata ci impegna a viverla e non vedo altro modo se non testimoniarla ai fratelli. La visita pastorale vuole aiutare la comunità cristiana a rendere visibile la propria fede. Di fronte alle difficoltà che i cristiani talvolta incontrano, si cerca una fede intimistica, vissuta nel privato della propria vita, della famiglia, della sacrestia. Occorre invece testimoniarla senza vergogna, apertamente.

Papa Francesco ci ricorda di andare nelle periferie a narrare Gesù Cristo, con l’odore di quella gente ma con una vita diversa da quella con cui la gente abitualmente si esprime.

La visita pastorale durerà l’intero anno e riguarderà tutte le parrocchie della diocesi. Come la sta preparando e come si aspetta che le comunità si preparino?

La visita abbraccerà più anni: nel programma che mi sono dato ho in mente di concluderla nel 2017 in  Cattedrale, quando in quell’anno si celebreranno i 235 anni della sua dedicazione. Per ora si inizia dalla zona pastorale di Tarquinia.

Come mi sto preparando? Innanzitutto con la preghiera. Vorrei poi incontrare tutti con semplicità per ascoltarli, per infondere coraggio e speranza, per portare a tutti la buona notizia del Vangelo.

Con i singoli parroci, di volta in volta, scriveremo un programma adatto alla comunità e poi ci mettiamo nelle mani di Dio, lasciandoci da Lui guidare.

Il cammino pastorale di quest’anno è iniziato con il convegno ecclesiale del 3 ottobre scorso e le indicazioni che ci ha lasciato il vescovo Mariano Crociata. Come proseguirà?

Il tema del convegno si è focalizzato sulla Chiesa, comunità che educa e dentro la Chiesa, l’attenzione si è posta sulla famiglia e sul presbitero.

Ora i vari uffici pastorali, ciascuno per la propria competenza, stanno riflettendo per poi proporre alcune indicazioni pastorali comuni a tutte le comunità parrocchiali, alle associazioni e ai gruppi ecclesiali in modo da rendere unitario il cammino ecclesiale. La nostra Chiesa particolare ha molte e belle realtà pastorali ma spesso hanno bisogno di essere raccordate per diventare sinfonia.

Nei giorni scorsi, con una lettera, ha annunciato l’appuntamento del 15 gennaio per l’udienza della Diocesi da Papa Francesco.

Con il Consiglio Presbiterale ho deciso questa data, al termine dell’Anno della Fede, quasi per continuare il cammino di testimonianza a Gesù Cristo e alla Chiesa. Anche la persona di Papa Francesco in qualche modo ci attrae e ci stimola ad incontrarlo. Così varie richieste sono state avanzate da più parti. La giornata del 15 gennaio avrà due momenti importanti: l’Udienza con il Santo Padre e la Celebrazione Eucaristica in San Pietro presieduta dal cardinale Angelo Comastri. Credo che questo pellegrinaggio, simbolo del cammino della nostra esistenza, sigilli molto bene l’Anno della Fede e sia modello del mio andare incontro ai fratelli con la visita pastorale.

 

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