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In ricordo del giornalista Giuseppe Meoni e della libertà di stampa

In ricordo del giornalista Giuseppe Meoni  e della libertà di stampa
Maggio 21
14:26 2019

Un busto in ricordo del giornalista e libero muratore Giuseppe Meoni, direttore del Messaggero negli anni della Prima guerra mondiale, Gran Maestro Aggiunto del Goi dal 1919 al 1925 e  Presidente del Rito Simbolico Italiano, perseguitato dal regime di Mussolini, arrestato e condannato al confino,  è stato donato dal Grande Oriente d’Italia e dal Rito Simbolico Italiano alla Fondazione Paolo Murialdi, che  conserva la memoria del giornalismo italiano, nel corso di una cerimonia che ha avuto luogo il 21 maggio a Roma nella sede della prestigiosa istituzione che ha collocato dell’artista Stefano Pierotti  davanti all’ingresso principale. All’evento hanno preso parte  il Gran Maestro Stefano Bisi, il presidente del Rsi Marziano  Pagella,  il direttore della Fnsi Giancarlo Tartaglia, il segretario nazionale  Raffaele Lorusso e  il presidente della Fondazione Vittorio Roidi. 

Il Gran Maestro Stefano Bisi ha ricordato che  Meoni fu protagonista  di un periodo non facile della  storia d’Italia, né come libero muratore, perché la Massoneria  venne perseguitata dal regime di Mussolini, né come giornalista, perché il Fascismo mise il bavaglio alla stampa, prendendo d’assalto le redazione ostili al regime e bruciando nelle pubbliche piazze i giornali. 

“Abbiamo accettato volentieri questo dono – ha detto il direttore della Fnsi Tartaglia – perché Meoni rappresenta due aspetti che in un certo senso hanno una loro attualità. Da una parte la battaglia per la libertà di stampa, anche noi oggi qualche problema – ha rimarcato -. ce lo abbiamo. E l’altro, la sua battaglia antifascista. Meoni – si oppose fermamente ai provvedimenti approvati dal governo di Mussolini nel ‘23 e resi operativi nel ’24 dopo l’uccisione del deputato socialista Matteotti  E fronteggiò con coraggio  i reiterati tentativi del regime di conquistare le associazioni regionali di stampa e la stessa Federazione Nazionale, resistendo  fino a quando nel 1925 non venne deferito ai probiviri e condannato al confino.. Oggi la sua eredità  – ha aggiunto – è sulle spalle di Raffaele Lorusso che, ricopre lo stesso ruolo di Meoni, e si batte per la libertà di stampa e contro i fenomeni di autoritarismo che nel purtroppo sono tornati ad affacciarsi nel nostro paese“. 

“Oggi non c’è il confino –ha detto il segretario nazionale della Fnsi Raffaele Lorusso, prendendo la parola – ma sicuramente ci sono mezzi più raffinati, per quanto rozzi, per colpire la stampa. Basta tagliare i fondi all’editoria, basta ridurre i finanziamenti che comunque servono a tenere in piedi il settore e a  penalizzare così l’intera categoria, che è quello che si sta cercando di fare”.

“Diano il benvenuto a Meoni –ha proseguito poi il presidente della Fondazione Vittorio Roidi -. Per noi è importante, facciamo un lavoro che sta tra la storia e il futuro. Il passato può insegnare qualcosa e figure come Meoni ci possono aiutare , specie in un momento come questo, caratterizzato dalla caduta di ideali”. 

Il presidente del Rito Simbolico Italiano Marziano  Pagella ha consegnato alla Fondazione anche un altro dono, una monografia, realizzata 1979, per i cento anni dalla nascita “del fratello e giornalista e vostro collega Meoni –ha detto-  affinché possa essere utile a dare il via a nuovi studi su questa importante figura del mondo della stampa italiana”.  L’incontro si è concluso con l’idea lanciata dal Gran Maestro,  di un possibile progetto da portare avanti insieme, quello di istituire un premio intitolato alla memoria di Meoni, riservato ai giovani che si affacciano alla professione. 

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