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I serial killer: “La contessa sanguinaria”

I serial killer: “La contessa sanguinaria”
I serial killer: “La contessa sanguinaria”
Febbraio 23
14:39 2019

“Ancora una volta, mi corre l’obbligo di ringraziare il direttore del quotidiano telematico Daily Word Italia, per avermi ospitato sulle sue pagine. 

Dalle vicende di Isabella de Medici, la Duchessa di Bracciano, a quelle altrettanto efferate ed avvolte dal mistero, della Contessa Elizabeth Bathory.

Come precedentemente già accennato, è mia intenzione iniziare la mia analisi su determinati  crimini, andandoli a ricercare a ritroso nel tempo, casi semisconosciuti e particolari, che per le loro caratteristiche, secondo la definizione coniata negli anni ‘70 del ‘900 negli Stati Uniti d’America dall’L’F.B.I., a seguito di alcuni studi condotti in particolare da Ressler, oggi possono essere definiti come seriali.

Anche il periodo storico, è più o meno il medesimo. Infatti, siamo ancora una volta nel XVI secolo, ed esattamente 18 anni dopo la nascita di Isabella De’ Medici: corre l’anno 1560, quando viene alla luce, Elizabeth Bathory.

Oltre che narrare le storie efferate dei serial killer, mi affascina tentare di ricostruire il contesto storico ove l’assassino ha vissuto ed agito, non sempre facile da interpretare, a causa della difficoltà di reperire notizie, che quasi sempre, vedono una dicotomia tra storia e leggenda. 

Quindi, dalla vicina e ridente cittadina lacustre, di Bracciano, affrontando un viaggio di circa 1500 chilometri, raggiungiamo l’Ungheria e più precisamente, quello che allora era il villaggio di Nyírbátor, situato nella provincia di Szabolcs-Szatmár-Bereg, nella parte nord-orientale del Paese; una cittadina che oggi contacirca 12.674 abitanti.  

Elizabethtrascorse i  primi anni della sua vita, nelle proprietà della famiglia di Ecsed  in Transilvania, attuale Romania. Nei suoi famigliari,i Báthory-Ecsed e i Báthory-Somlyó, erano presenti eroi di guerra, parte integrante delle progenie ungheresi di religione protestante, i quali avevano combattuto contro i turchi osmani, cardinali e re.

L’usanza di unirsi in matrimoni consanguinei, era non di rado causa di patologie del sistema nervoso, anche di particolare gravità, come la schizofrenia e gli attacchi epilettici, a carico di alcuni membri delle famiglie e dai quali anche Elizabeth, sembra non ne fosse stata completamente esente.

Infatti, sin dai primi anni della sua vita, sembra desse particolari segni d’instabilità umorale, passando inspiegabilmente ed improvvisamente, dallo stato di totale tranquillità a quello di violenta ira, con la contestuale presenza di fortissimi dolori alla testa. Tra storia e leggenda, si racconta di lei che all’età di soli sei anni, avrebbe assistito ad un episodio, tanto sconvolgente, da lasciare in lei un ricordo indelebile per l’intera sua esistenza. Uno zingaro, invitato a corte insieme ad altri suoi simili, venne condannato a morte per aver venduto uno dei suoi  figli ai turchi. Il boia, tagliò l’addome di una cavallo che prima era stato legato in terra, il condannato venne collocato nel suo interno, con la sola testa fuori, mentre la pancia venne ricucita, lasciando morire lentamente l’uomo, tra urla e grida, chiuso al suo interno.

Al tempo, i matrimoni, specie quelli tra famiglie nobili e potenti, erano concordati ed anche in questo caso, come in quello di Isabella De’ Medici, la Duchessa di Bracciano, che ho recentemente trattato su questa stessa testata giornalistica, così che nel 1571, quando Elizabeth aveva solo undici anni, fu promessa in sposa ad un uomo più grande di lei di sette anni: il Conte Ferenc Nádasdy,andando a vivere nel castello di Nádasdy di Sárvárnel Transdanubio, vicino al confinecon l’Austria.

Gli episodi di violenza inaudita, soprusi e torture, erano all’ordine del giorno. All’età di tredici anni, durante una visita a suo cugino, il principe di Transilvania, si trovò ad assistere al taglio delle orecchie e del naso ad oltre cinquanta persone, che erano state accusate di ribellione dallo stesso regnante. 

Poi, a soli quindici anni, nel maggio del 1575, gongolò a nozze con il promesso sposo Ferenc Nádasdy. Un abile spadaccino che aveva compiuto i suoi studi a Vienna e che era però, quasi sempre lontano dal castello per combattere i turchi, trovandosi così a gestire da sola la tenuta Sárvár e tutta la servitù.

La Contessa Elizabeth Bathory, usava vestirsi con abiti maschili, non disdegnava anche rapporti omosessuali, ma pur essendo da quanto si dracconta, una bella donna, sembra fosse stata ossessionata dalla sua immagine allo specchio. Da una relazione extraconiugale, avuta prima dei vent’anni, quando il marito era in battaglia lontano da casa, ebbe una figlia, affidata subito ad un contadino, mentre dopo i venticinque anni ebbe quattro figli.

La frequente lontananza del marito, ha consentito ad Elizabeth di iniziare ad incontrarsi con sua zia, la contessa Karla, e di partecipare alle orge da questa organizzate, nonché di avere l’occasione di conoscere Dorothea Szentes, detta Dorka, esperta di pratiche magiche ed occultismo, la quale non perse l’occasione per capire ed incoraggiare le sue tendenze sadiche, insieme al perfido servo Thorko.

Strumenti di tortura, scoperti nelle segrete del castello, insieme all’indottrinamento delle pratiche di magia nera da parte della Szentes, fecero con ogni probabilità affiorare in lei gli elementi più oscuri e profondi della sua personalità, cominciando ad esternare le sue perversioni, iniziando così a torturare, violentare e seviziare, adolescenti e dividendosi tra decine di amanti. 

Giovani ragazze della sua servitù, venivano torturare e costrette a stringere tra le mani monete incandescenti, o a tenere tra le dita dei loro piedi, pezzi di carta poi dati alle fiamme. Ferri incandescenti venivano usati per sfigurare i visi delle giovani donne, mentre aghi e fili venivano usati per cucire loro le lebbra o per essere infilati sotto le unghie, tra le urla laceranti delle vittime e nell’assoluta insensibilità della Contessa, che riteneva in questo modo di punirle, quando solo un suo nobile abito,  fosse stato stirato male. In altri casi, dopo aver spogliato le ragazze, spalmava del miele sul loro corpo, legandole poi ad un albero nella foresta e lasciandole aggredire e divorare dagli animali  selvatici, mentre una delle pratiche più aberranti e perverse, era quella di bruciare per mezzo di una candela le parti intime delle povere malcapitate, le quali sembra, che in alcuni casi venissero poi uccise e fatte in pezzi, per essere date in pasto ai soldati di ritorno dalle guerre, ignari di ciò che stavano mangiando.

Ma, vi è di più. Tra le persecuzioni, vi era anche quella di far spogliare completamente, sempre giovanissime ragazze della sua servitù, costringerle ad uscire nude dal castello tra le gelide nevi dei freddissimi inverni dell’est europeo, gettando loro indosso secchiate di acqua fredda. Sino a quando, inevitabilmente, le vittime finivano per perire assiderate, dopo aver patito non pochi stenti. 

Poco prima del 1604, data in cui il Conte e marito Ferenc Nádasdymorì, Elizabeth organizzò quella che si può definire, una vera e propria compagnia della tortura e della morte. Era composta da dame e cortigiane, quali Ilona Jó, Dorottya Szentes, Kateline Beniezkye il valletto nano Ficzkó, il quale, sino a quel momento sempre deriso e respinto dalle donne, non aspettava altro che trovare il modo di potersi vendicare contro di esse, avendo così l’inaspettata opportunità di mettere in atto tutta la sua malvagità e cattiveria, unendosi alla “compagnia”, in un micidiale, perverso e quanto mai criminale cocktail, che si riversava di fatto in mille sevizie nei confronti delle povere ragazzine capitate sotto le grinfie dell’efferato gruppo.

Come detto, alla Contessa non le mancavano certo gli uomini che, seppur bella, sembra fossero attratti non tanto dal suo aspetto fisico, quanto mai, dalle sue ricchezze e possedimenti, mentre lei era pervasa dalla paura d’invecchiare e dal terrore del deterioramento del suo aspetto e del resto del corpo.

Sempre dai racconti tramandati nel tempo, sembra che un giorno, mentre stesse praticando una delle tante oramai consuete atrocità su di una serva, una goccia di sangue della giovane, finì sulla sua mano, che, non si sa bene per quali ragioni, probabilmente dovute solamente allo stato della sua mente ossessionata, convinsero comunque la Contessa  che in quel punto la cute si fosse distesa e ringiovanita, come miracolosamente rigenerata.

Questo, fu solo il “là” che diede inizio ad una serie di orrende, inarrestabili ed impensabili perversioni e sevizie, che una mente umana, che tale si possa definire, possa immaginare. Elizabeth, cominciò a sequestrare adolescenti del vicino villaggio che si recavano al castello per vari motivi ed in cerca di un lavoro. Tra le altre cose, si racconta che la Contessa, avesse fatto costruire una vasca con delle ossa umane, perfettamente unite tra di loro. Le ragazze requisite, venivano appese per i piedi sopra questo grosso recipiente, poi, sgozzate brutalmente e selvaggiamente, mentre il loro sangue sciorinava sino all’ultima goccia al suo interno ed il cuore cessava di battere. In altri casi, le giovani venivano rinchiuse in strettissime gabbie, ricolme  di aculei e dopo ore di permanenza ed aver resistito sino all’ultimo stremo, prese dalla stanchezza e dal sonno, oramai sfiancate fisicamente, si lasciavano andare, finendo impalate dai grossi aculei.

Il sangue raccolto in abbondanza nella vasca, serviva per il bagno della Contessa, che senza alcuna empatia ed in preda ad un disegno follemente criminoso, era convinta, che immergendosi nel rosso e denso liquido, non sarebbe mai più invecchiata, anzi, al contrario, che sarebbe ringiovanita.

Dopo aver iniziato con l’uccisione di serve e ragazze della plebe, cominciò a ad uccidere ragazze vergini appartenenti ai ceti più alti, nell’ulteriore folle convinzione, che il loro sangue nobile avesse proprietà maggiori rispetto a quello delle semplici popolane o cantadinelle, sino ad arrivare a berlo, tanto da essere definita, oltre che una strega, anche una vampira.

E qui forse è d’obbligo aprire una breve parentisi per un cenno cenno a Vladislav III di Valacchia Hagyak, di cui avrò modo d’intervenire in seguito. Originario della Valacchia, poi divenuta Romania, membro dell’Ordine del Drago, fondato per proteggere il cristianesimo nell’Europa orientale, Vladislav III, era anche detto Vlad Tapes, “l’impalatore”, a causa della sua caratteristica di seviziare i suoi nemici impalandoli, definito per questo un uomo sanguinario, violento e crudele. 

Vlad III, a causa della sua ferocia e crudeltà sanguinaria, secoli dopo, ispirò lo scrittore di origini irlandesi Bram Stoker, il quale diede vita al personaggio “Vampiro Conte Dracula”, che, nonostante tutto, probabilmente nulla ebbe a che vedere, con i veri episodi di vampirismo commessi dalla Contessa Elizabeth. 

Tornando al castello di Nádasdy, la gente, gli abitanti della villaggio sapevano, ma come ho sempre sostenuto nei miei interventi, un potente dell’epoca, quale era anche la Contessa Elizabeth, aveva praticamente potere di vita e di morte sui suoi sudditi, un po’ come le foglie secche di un albero al vento di autunno. Tutto gli era permesso, compreso ogni genere di angherie e torture, anche e solo per puro passatempo, sadismo, o per uccidere la noiosa vita di corte. 

Tuttavia, nel corso degli anni le cose possono cambiare, come pure in questo caso è effettivamente accaduto. Anche per i debiti accumulati nel tempo, iniziò una sorta di decadimento e rovina del potere della Contessa Bathory ed a seguito ad alcune indagini effettuate presso il suo castello, emersero le prove che confermarono alcune precedenti segnalazioni, tramite le quali era stato denunciato che le segrete del maniero erano intrise di sangue delle vergini e che ogni arnese utilizzato per le torture, era incrostato di sangue essiccato divenuto oramai di colore bruno. 

Agli occhi degli uomini incaricati del sopralluogo, si presentò una scena quanto mai orrida che raccapricciante, tanto che per questo, rimasero letteralmente atterriti e sbigottiti per giorni e giorni. Essi, rinvennero, quello che loro stessi definirono, un vero e proprio mattatoio per giovanissime vergini, alcune di esse trovate ancora vive, rinchiuse nelle gabbie tra gli irti aculei, in attesa della loro fine, o già morte di stenti a causa della mancanza di nutrimento.

La Contessa, fu per questo messa sotto processo, al quale non si presentò, in quanto esentata poiché appartenente alla nobiltà. Le cortigiane di quella che ho definito la compagnia delle torture e della morte, Ilona Jó, Dorottya Szentes e Kateline Beniezky, furono messe al rogo perchè considerate streghe, il malefico nano decapitato e la Contessa  Elizabeth Bathory, fu invece murata viva in una strettissima cella di una delle torri del castello. Il cibo le veniva passato tramite una ridottissima fessura ricavata sul muro, sin quando, dopo circa quattro anni di detenzione, fu rinvenuta morta, sembra per non essersi volutamente più nutrita, comunque, alla ragguardevole età per l’epoca, di 54 anni.

Il caso della Contessa Bathory, è forse uno dei più sconvolgenti ed efferati della storia dei criminali seriali di sesso femminile, fermo restando, quelli commessi dal sesso opposto, anche da personaggi del calibro di Stalin o Hitler, i quali, per motivazioni più o meno simili, che possono essere collegate al genere Missionari, omicidi rituali e Muti Muders, hanno nel loro intento quello di ripulire la società da determinate categorie di persone, come ad esempio, appartenenti a gruppi politici e/o etnici, religiosi, resisi entrambi responsabili dell’uccisione di milioni di persone.

Le motivazione di Elizabeth, nel suo delirio di onnipotenza, possono invece essere ricercate nel genere di serial killer edonistici e dominatori. Infatti, tra i primi troviamo quelli che uccidono per il solo scopo di trovare piacere, di dare la caccia, di torturare e violentare le loro vittime, mossi da sadismo, presentando non rari episodi di necrofilia e cannibalismo.

Mentre il secondo caso di motivazioni, comprende il genere considerato più comune per gli assassini seriali, che hanno quale scopo principale, quello di esercitare potere sulle proprie vittime, trovando in questo il rafforzamento del proprio io interiore, autostima, forza fisica e mentale. Questo secondo genere di motivazione, si ritiene possa derivare dalla compensazione subita dal criminale durante la sua vita sin dall’infanzia, ma a tal proposito, non risultano vicende del genere a carico della nobil donna, se non quelle di aver assistito in più casi, ad efferate violenze perpetrate dai suoi parenti, come più sopra già accennato.

La Contessa, ritengo possa rientrare anche nella categoria dei così detti serial killer visionari/allucinati, i quali presentano, come anche nel caso in esame, disturbi mentali importanti, come la schizofrenia. Come detto, Elizabeth, soffriva di forti mal di testa e cambiamenti umorali repentini. 

Insomma, un probabile miscuglio di motivazioni, che come abbiamo potuto vedere, ha fatto della Contessa, un serial killer efferato, determinato, privo di empatia e quanto mai freddo.

Elizabeth Bathory, in che tipo di serial killer può essere collocata? organizzato o disorganizzato? In verità, forse per la prima volta, mi rimane difficile dare una esatta posizione a questa donna in tale dicotomia. Seppur vero abbia commesso i suoi delitti con apparente estrema lucidità, forse anche intelligenza, pianificazione, alto livello del controllo sull’andamento del delitto, tutte caratteristiche appartenenti al tipo organizzato. Altrettanto vero, che probabilmente, anche per cause dovute alla sua posizione sociale ed alla ferma convinzione della sua impunità, ma anche alle ovvie difficoltà di accesso per i più, alle segrete del castello ove venivano commessi i crimini. Infatti,  quando furono eseguiti gli accertamenti, i luoghi furono definiti dagli uomini incaricati, un “mattatoio”, con gli oggetti di tortura sparsi in ogni dove ed intrisi del sangue incrostato ed essiccato delle povere vittime, dettagli questi, invece appartenenti al tipo di serial killer disorganizzato. Probabilmente, la Contessa era così sicura delle sue azioni, tanto da non preoccuparsi minimamente nella sua sfrontatezza, di non ritenere necessario di dover ripulire i luoghi dei suoi delitti ed occultare  così tracce e prove delle sue perverse ed orride vicende.

Siamo alla conclusione e sin’ora non ho fatto cenno al numero delle presunte vittime addebitate alla Contessa. 

Sono trascorsi più o meno circa 450 anni da quelle tristissime ed assurde vicende e le notizie reperite qua e là, come detto tra storia e tradizioni popolari tramandate di padre in figlio, non consentono con facilità di attribuire ad Elizabeth  Bathory il numero esatto degli omicidi commessi, ma con buona certezza, gli storici ne considerano in un numero compreso tra i 100 ed i 300, mentre dagli appunti dei nomi accuratamente scritti nei diari dalla stessa Contessa, ne risulterebbero una quantità ben più consistente ed allucinante, pari a circa 650 persone”. 

Dr. Remo Fontana Criminologo-Vice Comandante Polizia Locale Civitavecchia

                                                                      

                                                                             

                                                                

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