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I porti italiani resistono alla crisi riforma per il rilancio di tutto il settore

Novembre 23
15:44 2013

Occorre una strategia comune per rilanciare la portualità italiana, questo il leit motiv di questi giorni in vista dell’imminente riforma della legge 84/94 istitutiva delle Autorità Portuali, su questa stessa lunghezza d’onda Assoporti guidata dal presidente Pasqualino Monti. I punti chiave della svolta sono: l’uscita delle Autorità Portuali dall’elenco delle pubbliche amministrazioni redatto dall’Istat, autodeterminazione finanziaria, semplificazione per l’approvazione di un Piano Regolatore Portuale e la nomina dei presidenti delle Autorità Portuali, contratti di natura privatistica per i dipendenti portuali, rinegoziazione del contratto collettivo dei marittimi, fondi statali risparmiati sul debito per rilanciare logistica ed infrastrutture. In Italia ci sono porti emporio, come nell’antichità dove le merci arrivavano e si fermavano nei porti. Occorrono quindi dei collegamenti infrastrutturali e degli interporti. Nel porto di Civitavecchia, facente parte della rete TEN-T, grazie all’opera diplomatica del presidente Monti, sono stati assegnati dall’Europa 2 milioni di euro per la progettazzione del tratto mancante della superstrada Civitavecchia-Orte che rappresenterebbe uno sbocco verso l’est europa.

L’italia ha una posizione geografica strategica, attraverso le Autostrade del Mare si può rilanciare la nazione, ma occorre che la politica faccia il proprio dovere, e non butti tutte le iniziative che Assoporti sta mettendo sul tavolo, bisogna agire in comune evitando ” fughe ” solitarie che non portano da nessuna parte. Nel 2012 in piena crisi economica la portualità italiana ha resistito alla crisi, con 460 milioni di tonnellate di merci, 9,6 milioni di teu, e 41 milioni di passeggeri. A dispetto di qualche critica superficiale buttata li, senza tener conto del caro petrolio che ha influito sui traffici, non si deve dire che la portualità è in crisi, anzi negli ultimi anni c’è stato un crescendo tra container, crocieristi, trasporto merci. Il porto di Civitavecchia è un esempio keynesiano su come l’economia può registrare segno positivo se si fanno degli investimenti con un criterio strategico. In particolare Civitavecchia nel 2012 ha avuto una crescita di 200 milioni di euro, con un incrimento del 2% nel 2013 raggiungendo un attivo di circa un miliardo di euro, che si pensa di superare nel 2014, come riportato dal presidente Monti nell’incontro in regione Lazio con il presidente Zingaretti.

Luca Scotto

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