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Attentato Charlie Hebdo, Francia colpita al cuore dal terrorismo islamico

Attentato Charlie Hebdo, Francia colpita al cuore dal terrorismo islamico
gennaio 09
07:00 2015

Ben 88 mila uomini mobilitati per cercarne due, autori del più grave attentato terroristico avvenuto in Francia dal 1961. Un dispiegamento di forze senza precedenti per trovare e catturare Said e Cherif Kouachi, i due fratelli di 34 e 32 anni responsabili del grave attacco alla redazione del giornale satirico parigino Charlie Hebdo, costato la vita a dodici tra direttore di testata, vignettisti, giornalisti e forze di polizia. Una caccia all’uomo come di rado è mai avvenuta nel Paese, spietata ma ancora senza risultati, con i due fratelli uno dei quali già condannato in passato per aver militato in un gruppo che inviava islamisti in Iraq, ancora in fuga. E’ questa la situazione a due giorni dal feroce attentato nel quale, al grido di ‘Hallah u Akbar’ (Allah è grande), i due hanno ucciso il direttore Charbonnier, tre noti vignettisti (Cabu, Georges Wolinski e Tignous), un addetto alla portineria, otto giornalisti, un poliziotto della squadra assegnata alla protezione del direttore, ed un uomo invitato alla riunione di redazione, oltre ad un altro poliziotto, ucciso brutalmente per strada dopo essere accorso nei pressi della redazione di Charlie Hebdo pochi istanti dopo la sparatoria. Un componente delle forze dell’ordine divenuto un simbolo del grave attentato terroristico, i cui ultimi istanti di vita sono stati ripresi in un video amatoriale che mostra l’efferratezza dei fratelli Kouachi nell’ucciderlo a colpi di mitra; i due non si trovano, nonostante l’imponente schieramento delle forze di sicurezza francesi. Nella tarda serata di ieri le ricerche si sono concentrate nella foresta di Lonpont, in Piccardia, ad un centinaio di chilometri a nord di Parigi: migliaia di uomini dei reparti speciali francesi hanno provato a cercarli in ogni anfratto o zona nascosta della foresta, ma la ricerca si è conclusa con un nulla di fatto, come confermato dai media francesi sul finire di una lunga giornata terminata senza alcuna buona notizia. Sul luogo della gigantesca caccia ai terroristi sono rimasti per ore solo i gendarmi mentre i reparti speciali hanno lasciato la zona, dopo aver accertato che, a differenza di quanto si sospettava, non era presente nemmeno l’auto utilizzata da Said e Cherif Kouachi per la fuga.

Una giornata di lutto, osservato non solo dall’intera Francia, con la Tour Eiffel per diversi minuti nera come la pece ed attorniata da un inquietante silenzio, ma anche da gran parte dei Paesi europei e anche dagli Stati Uniti, vicini ai francesi in queste ore drammatiche trascorse piangendo i concittadini brutalmente uccisi ma anche con una gran voglia di reagire, non certo con la violenza ma con la forza delle parole, dello stare insieme, del ribadire la ferma condanna nei confronti delle scellerate azioni dei terroristi islamici. Ma quella di ieri è stata tutt’altro che una giornata facile per Parigi e la Francia: altro sangue è stato versato con l’omicidio di una giovane vigilessa in servizio da soli 15 gorni, da parte di un killer spietato che ha ferito anche il collega, ricoverato in gravi condizioni. Un altro brutale assassino che ha poi fatto perdere le sue tracce, sparendo nel nulla dopo aver ucciso e ferito due persone che stavano solo facendo il loro dovere, chiamate per un incidente stradale a Montrouge. L’uomo si è allontanato in automobile ma poco dopo ha abbandonato la vettura dirigendosi verso la metropolitana. Ma non solo: anche nell’est della Francia, a Le Mans, diverse granate sono state lanciate nel cortile della Mosquée des Sablons, sulla rue de la Bertinière ed una sarebbe esplosa, senza ferire nessuno. Allerta massima dunque, anche al di fuori dei confini parigini.

I Kouachi invece hanno utilizzato una Citroen C3 per scappare e quando un benzinaio della Piccardia ha segnalato di aver visto transitare di una Clio grigia con a bordo i due fratelli armati di kalashnikov e lanciarazzi diretti verso Parigi immediatamente sono scattate le ricerche, con posti di blocco all’ingresso di una città blindata. La caccia si è poi spostata verso Villers-Cotteret e nei dintorni, passando da Crepy-en-Valois a Corcy, fino a Longpont e nella vicina foresta. Erano in migliaia gli uomini con scudi, dispositivi per la visione notturna, armi da fuoco, cani al guinzaglio senza però riuscire ad individuare alcuna traccia concreta. In stato di fermo c’è però una persona: si tratta di Hamid Mourad, un giovane considerato il presunto autista del commando terrorista anche se il suo alibi sembra reggere. Del resto è stato lui stesso a presentarsi alle autorità dopo aver visto il suo nome citato sui social network, sottolineando che al momento dell’attentato, avvenuto alle 11:30, si trovava a scuola. Mentre la caccia all’uomo prosegue, sono decine i testimoni interrogati e si contano diversi fermi, tra le sette e le nove persone, alcune delle quali anche a Reims. In questa zona le teste di cuoio hanno individuato il covo degli attentatori ma il blitz non ha avuto alcun esito: i due fratelli terroristi non erano qui e gli agenti si sono limitati ad effettuare, all’interno dell’appartamento, una serie di rilievi scientifici.

Un profilo dei due terroristi franco-algerini è stato tracciato dal sito del settimanale Le Point: nati a Parigi, i due hanno cercato nei mesi scorsi di sfuggire alla sorveglianza spostandosi a Reims; il loro profilo è quello “di piccoli delinquenti che si sono radicalizzati”. Cherif, il più giovane dei due, è stato arrestato con condanna a tre anni di carcere nel 2008, in quanto ritenuto componente di una gruppo che inviava combattenti estremisti in Iraq. Scontata la pena, Cherif e il fratello “avevano fatto di tutto per farsi dimenticare”, e si erano “messi a riposo” a Reims, come sottolinea Le Point. In base alle prime testimonianze i due avrebbero sbagliato il numero civico, costretti a chiedere dove si trovasse il giornale. Poi hanno minacciato una redattrice, scampata al massacro, a digitare il codice per aprire la porta; una volta entrati, raccontano i testimoni che sono riusciti a salvarsi (sono tto i feriti, nessuno in pericolo di vita), i due fratelli chiamavano le vittime per nome prima di sparare, cercando di uccidere prevalentemente gli uomini; poi si sono allontanati a bordo di una Citroen C3, abbandonata durante la fuga e all’interno della quale è stata trovata la carta d’identità di uno dei due, unico elemento che ha consentito di identificarli, dal momento che i terroristi si sono presentati a volto coperto, rendendo impossibile il riconoscimento nonostante il filmato amatoriale che li ha immortalati mentre uccidevano un poliziotto. La Francia è sotto choc per il terribile attentato e ieri in migliaia hanno manifestato a parigi con in mano una matita e lo slogan “Je suis Charlie”, che in poche ore ha fatto il giro del mondo, trasformandosi anche in un hashtag (#JeSuisCharlie); dalle strade ai negozi, sulle t-shirt dei giovani e sul web, la parola ‘Charlie’ è ormai ovunque, trait d’union della voglia di reagire, in una città ed in un Paese che cerca di sconfiggere la paura e di superare lo shock. Emozionanti, ieri, i rintocchi delle campane della cattedrale di Notre-Dame davanti a migliaia di persone ed il minuto di silenzio osservato a mezzogiorno in tutto il Paese che ha voluto onorare, come deciso dal presidente Francois Hollande, la memoria dei 12 uccisi in quello che il presidente stesso ha definito un atto di “eccezionale barbarie” che ha “colpito al cuore la Francia”. E così in serata anche la Tour Eiffel ha spento le sue luci in segno di lutto.

Ferme parole di condanna per il terribile attentato alla sede del Charlie Hebdo sono state espresse anche da Papa Francesco: dapprima su Twitter, con un messaggio breve ma chiaro, l’hashtag #PrayersForParis. In seguito con una messa celebrata a Santa Marta per le vittime dell’attacco, nel corso della quale ha fermamnte condannato l’attentato e lanciato un appello volto ad opporsi al diffondersi dell’odio. “L’attentato di ieri a Parigi – ha sottolineato il Pontefice – ci fa pensare a tanta crudeltà, crudeltà umana; a tanto terrorismo, sia al terrorismo isolato, sia al terrorismo di Stato. Ma la crudeltà della quale è capace l’uomo! Preghiamo, in questa Messa, per le vittime di questa crudeltà. Tante! E chiediamo anche per i crudeli, perché il Signore cambi il loro cuore”. Del resto Bergoglio era intervenuto subito dopo l’attentato per esprimere “la più ferma condanna per l’orribile attentato” che ha seminato “la morte, gettando nella costernazione l’intera società francese, turbando profondamente tutte le persone amanti della pace, ben oltre i confini della Francia”. E ieri mattina ha ribadito quanto espresso, ricevendo poi in udienza in Varicano il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi in un incontro calendarizzato già da tempo.

Papa Francesco partecipa nella preghiera alla sofferenza dei feriti e delle famiglie dei defunti ed esorta tutti ad opporsi con ogni mezzo al diffondersi dell’odio e di ogni forma di violenza, fisica e morale, che distrugge la vita umana, viola la dignità delle persone, mina radicalmente il bene fondamentale della convivenza pacifica fra le persone e i popoli, nonostante le differenze di nazionalità, di religione e di cultura – ha detto il direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi – Qualunque possa esserne la motivazione, la violenza omicida è abominevole, non è mai giustificabile, la vita e la dignità di tutti vanno garantite e tutelate con decisione, ogni istigazione all’odio va rifiutata, il rispetto dell’altro va coltivato”. “Il Papa – ha aggiunto padre Lombardi – esprime la sua vicinanza, la sua solidarietà spirituale e il suo sostegno per tutti coloro che, secondo le loro diverse responsabilità, continuano ad impegnarsi con costanza per la pace, la giustizia e il diritto, per guarire in profondità le sorgenti e le cause dell’odio, in questo momento doloroso e drammatico, in Francia e in ogni parte del mondo segnata da tensioni e violenze”.

Daniele Orlandi

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