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Anno 1992 il Britannia al porto di Civitavecchia tra “invisibili” e uomini d’affari

Anno 1992 il Britannia al porto di Civitavecchia tra “invisibili” e uomini d’affari
agosto 21
00:29 2018

La tragedia del crollo del ponte Morandi di Genova con 43 morti ha acceso il dibattito politico sull’eventualità di nazionalizzare quello che prima si era privatizzato per garantire alla collettività una maggiore efficienza nei servizi pubblici. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha evidenziato come il processo di privatizzazioni per le infrastrutture è stato avviato molti anni fa secondo una logica che ha favorito la gestione finanziaria oscurando la logica industriale. Notizia di alcuni giorni fa la volontà del governo di revocare la concessione ad Autostrade. La domanda da porsi è la seguente: quando si cominciò a parlare in Italia di privatizzazioni abbandonando il credo dello “Stato imprenditore”?

Era il 2 giugno del 1992 e verso le 8.30 la banchina 12 del porto di Civitavecchia veniva invasa da molte macchine “ministeriali” quali Lancia Thema, Fiat Croma, usate da importanti manager pubblici. Attraccato in banchina c’era il panfilo Britannia appartenente alla Corona inglese, ed affittato ad una società inglese  la “British Invisibiles”, che aveva organizzato un seminario sulle privatizzazioni.

La società “British Invisibles” conosciuta come International Financial Services, London nacque nel 1968 all’interno della Bank of England e rimase in vita fino al 2010 per poi passare nella TheCityUK. La “British Invisibiles”, che vendeva servizi finanziari, ha organizzato questo seminario per economisti, politici nostrani e non, con l’intento di far capire che le banche inglesi qualora l’Italia avesse deciso di privatizzare le proprie imprese avrebbero prestato in materia un’ottima consulenza legale e commerciale, visto le recenti privatizzazioni thatcheriane. In italia c’erano colossi industriali molto appetibili al mercato come l’ENI, ENEL, EFIM, EGAM, IRI, IMI.

Il seminario organizzato dagli “invisibili” era di dominio pubblico, tant’è che il giornalista Massimo Gaggi sulle pagine del Corriere della Sera scriverà il 2 giugno del 1992 che a bordo del panfilo Britannia era vietato portare macchine fotografiche, vietato portare costumi, ma gli invitati dovevano partecipare sottocoperta a questo seminario sulle privatizzazioni mentre il panfilo faceva rotta sull’Argentario. Il tutto preceduto dall’esibizione della fregata della Royal Navy “HMS Battleaxe”.

Ad un lettore che gli chiedeva cosa fosse successo a bordo del Britannia, Sergio Romano il 16 giugno del 2009 nella sua rubrica rispondeva che non c’è privatizzazione italiana degli anni seguenti in cui la finanza anglo-americana non abbia svolto un ruolo importante, e sulla “gita” del Britannia Romano focalizza l’attenzione su cosa fosse successo il giorno seguente. Dopo il seminario sulle privatizzazioni organizzato dagli “invisibili” inglesi il parlamentare campano Antonio Parlato (MSI), avvocato esperto di diritto marittimo,  presenta varie interrogazioni parlamentari al ministro degli Esteri, al presidente del Consiglio, per sapere cosa fosse stato deciso a bordo del Britannia a largo di Civitavecchia. Parlato nella sua interrogazione parla di Italia come un’espressione geografica delle lobby, nessuno gli replicò. Presenteranno nel corso dell’XI legislatura altre interrogazioni, sempre sulla vicenda del Britannia, anche i parlamentari Tiscar Raffaele (Democratico Cristiano) e Pillitteri Gianpaolo (PSI) senza ricevere nessuna risposta. Da questa vicenda si può fare una riflessione su quello che poi è lo stato dell’arte della finanza nel 2018, e sulla necessità di una economia positiva che guardi alle generazioni future come diceva l’economista Jacques Attali.

La riflessione è che il seminario sulle privatizzazioni a bordo del Britannia a largo di Civitavecchia può essere preso non come una sorta di congiura degli “invisibili”, ma come l’inizio di quella cattiva mentalità economico-finanziaria che vedeva lo Stato come un retaggio del passato in favore di un mercato più libero, capace di riequilibrarsi da sé, privo di confini e di responsabilità. Dottrina che ha portato alla crisi degli Stati-nazione e all’emergere di una economia speculativa a dispetto di una economia produttiva. Nel 1992 questa “nuova mentalità britannica” ha portato alla privatizzazione dei “gioielli di famiglia” italiani per rispettare quei parametri di Maastricht (moneta senza Stato), e la sua cultura di stabilità economica senza investimenti pubblici, decretando la finanza sopra lo Stato con la vittoria dell’interesse particolare su quello generale, con buona pace delle future generazioni.

Luca Scotto

(c) RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

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