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L’antica Centumcellae celebra Traiano il provinciale che guidò l’Impero Romano

L’antica Centumcellae celebra Traiano il provinciale che guidò l’Impero Romano
agosto 08
03:58 2017

Traiano il primo imperatore non italico (98-117) proveniente da una provincia spagnola è stato il migliore dei principi Optimus princeps per la saggezza e moderazione. Nella sua vita non era un signore dominus ma un servo dello Stato princeps. Dione Cassio ci presenta un Traiano non invidioso, non schiavo dell’ira, non rancoroso. Come papa Francesco Traiano amava entrare nelle case dei privati cittadini romani senza una scorta compiacendosi dello stupore che poteva cagionare la sua visita. Un uomo qualunque. Nel Basso Medioevo IV d.c. al nuovo imperatore si augurava di essere più fortunato di Augusto e migliore di Traiano, una fama immortale per il “provinciale spagnolo”.

Dante lo colloca insieme al pagano Rifeo, personaggio dell’Eneide, in Paradiso. Una antica leggenda narra che papa Gregorio Magno venuto a conoscenza di un atto di umiltà e giustizia del pagano Traiano lo resuscitò per battezzarlo,  traghettandolo dal Limbo in Paradiso. Questo atto sta a significare che anche chi ignora il Vangelo e la Chiesa può essere salvato se compie atti giusti. Il pittore Eugène Delacroix nel quadro “la Giustizia di Traiano” riprende un episodio leggendario di una madre che vuole giustizia per il figlio assassinato implorandosi a  Traiano, il quale colpito dalla vicenda ritardò la partenza per la campagna in Dacia per risolvere la questione.

Di azioni eque Traiano ne compì molte, pensiamo agli alimenta prestiti fondiari ai proprietari terrieri tassati al 5 % i cui proventi erano destinati ai fanciulli poveri. Nell’ambito giudiziario vietò le condanne in contumacia, bandì le fonti anonime e le sentenze senza prove certe. Nei confronti della setta dei Cristiani Traiano cercò di abbassare i toni. Se un cristiano dimostrava con gli atti di onorare gli dèi  anche se sospettato poteva essere perdonato. Eutropio riteneva Traiano superiore persino ad Augusto.

Nella sessualità Traiano era molto discreto. Dispiace che questo aspetto venga sempre evitato dagli storici dei “salotti aristocratici”. Sappiamo come i romani fossero bisessuali dominatori di donne ed uomini, una esaltazione della supremazia “machista” sull’altro. Dione Cassio ci racconta un Traiano dedito ai bei ragazzi e al vino: “Ma se avesse mai commesso un’azione bassa e indegna sarebbe certamente incorso nella censura del prossimo”. Traiano era un bisessuale, amava i giovani ragazzi e si narra avesse anche un harem. Sposato allo stesso tempo con Pompea Plotina che lo accompagnò fino alla morte avvenuta a Selino in Cilicia per una idropisia (accumulo di liquidi nei tessuti interni) accompagnata da un improvviso ictus. I due non ebbero dei figli ma alla morte di Traiano avvenuta l’8 agosto il giorno dopo Plotina confermò l’adozione di Adriano quale successore di Traiano, restano i dubbi sulla reale volontà del defunto Traiano di adottare Adriano acclamato dall’esercito.

Traiano è stato un abile militare riducendo la Dacia una provincia romana, invadendo l’Armenia, la Mesopotamia, e conquistando la capitale dei Parti Ctesifonte. Sotto di lui si rinforzò il corpo dei frumentarii dei corrieri incaricati di assicurare i rifornimenti di grano divenuti soldati sotto la guida del Prefetto Pretoriano. I frumentarii essendo sempre in viaggio compivano delle attività di intelligence raccolta ed analisi delle informazioni, per esempio contro la setta dei Cristiani. Erano la Polizia Segreta sotto l’Impero molte volte corrotta e sciolta per tale motivo sotto Diocleziano.

Non solo realizzò il più grande acquedotto romano l’Aqua Traiana, ma con l’aiuto dell’architetto Apollodoro di Damasco Traiano diede alla luce le Terme, il Foro con la colonna che celebrava la conquista della Dacia ed i Mercati Traianei.

Il “provinciale spagnolo” fondò nel 107 d.c Centumcellae l’odierna Civitavecchia divenuta poi a partire da Leone IV Centocelle, Cencelle, Leopoli secondo alcuni, quando gli abitanti di Centumcellae fuggirono dai barbari abbandonando la città. Ma la Civitavecchia romana è Centumcellae chiamata così dalle insenature del porto fondato da Traiano o dalle stanze della villa dell’Imperatore che sorgeva vicino al porto che progettò Apollodoro di Damasco su ordine dello stesso Traiano e citata da Plinio il Giovane. Il porto di Ostia era sabbioso e pericoloso per le navi romane che spesso si arenavano a differenza di quello di Centumcellae che si presentava roccioso. Una fortuna che a distanza di 1.900 anni dalla morte di Traiano permette a Civitavecchia di essere il luogo ideale di ormeggio di tante navi. Purtroppo gli italiani non discendono dagli antichi romani per il miscuglio di razze dovuto alle invasioni barbariche nei secoli successivi al 476 d.c, quindi  non resta altro che celebrare la genialità del vecchio Imperatore Traiano.

Luca Scotto

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